E in fondo non è male. Di nuovo soldati morti e pirati nei giornali, come fossero cronache ottocentesche. Peccato manchino gli artisti di quel periodo. Immaginate: Baudelaire in cima alle barricate di Roma! I rivoluzionari recitano: dopo l’operazione trasparenza vediamo meglio quanto fate schifo! La mafia dei tassisti è salva in quanto mafia e per continuare ad omaggiare il passato Roma al secondo mese del 2012 vanta già sei omicidi ma solo perchè Caravaggio ha schivato una coltellata. L’artista maledetto è dedito alle risse da strada, tornasse a Porto Ercole questo pittore borioso. Così, procedendo per what if, spostandoci dall’1800 al 1600, arrivando fino ai giorni (non più) nostri, raccontando il malcostume, la buoncostume e pensando al costume da indossare per il perpetuo carnevale di questo paese, scrivo parole e glisso sull’ep…perchè, vi svelo un segreto, non saprei cosa dire…
Sempre dall’altra parte
Secondo i sondaggi i post dei Dirtyfake non vengono letti di lunedì. I nostri lettori sono depressi perchè devono tornare a lavorare. Comprensibile. Dall’ultimo testo sono passate sotto i ponti una serie di avventure. Se mai dovesse finire qui il cammino dei Dirty, possiamo dire con certezza assoluta che tutto quel poco che abbiamo fatto non lo abbiamo mai elemosinato e che non siamo mai arrivati da qualche parte grazie ad un favore o ad una amicizia. Le persone hanno trovato il loro nuovo tormentone, dopo la neve si è passati al sacro festival della canzonetta nostrana, luogo che genera uno spazio ambivalente di critica/curiosità. Un pò come accadde con la prima edizione del Grande Fratello, con tutti gli alternativi che sapevano i nomi dei falliti della casa. Miracoli italiani. Come spesso succede, non sono del vostro partito, mi fanno schifo davvero queste manifestazioni ed ammiro con più forza i professionisti ai margini. Secondo me dovreste farvi un favore: invece di guardare quelle scimmie potreste mettere su un disco jazz o la nuova perfezione pop di Brent Cash, riscoltare meglio i Minutemen e se proprio volete rock italiano, riprendere in mano Lungo i Bordi o Hai paura del buio? Oppure potete continuare a fare quello che stavate facendo. Da solo mi sento meglio.
E’ dal 28 gennaio che non ci sentivamo. Cosa abbiamo fatto in queste settimane? Abbiamo partecipato a ben due videoclip, abbiamo pianto Ben Gazzara, stretto la mano a Chris Brokaw, siamo stati a straparlare in radio, chiesto ad un gatto il senso della vita, abbiamo suonato per Strane Officine e capito che noi per scelta non condivideremo mai più il palco con i Velodrama; chi mette le mani addosso alle donne è un vile. In tutto questo sappiate che è anche, nascosto fra le ombre, uscito il nuovo EP. Spiego meglio: questa volta non ci sarà una presentazione e poi il resto, questa volta ci sarà il resto prima della presentazione ufficiale live (che è comunque prevista entro il mese di…).
Keep in touch
La cantina
Nel giorno in cui ho perso buona parte della mia adolescenza, tra comics, appunti, poesie, documenti, noia, altri me con differenti tagli di capelli, io metto su un disco di Jelly Roll Morton.
Per colpa del solito conformismo, dell’ordine, di una vecchia poco accorta che veste sempre in tuta rosa e zoccoli e persino di dio…io dico: che si fottano tutti al ritmo di The crave!
Mettere a posto la casa, il disordine non è più grande di quello della sequenza finale di Citizen Kane, ed è altrettanto commovente e memorabile. Gli oggetti crescono come piante, nidificano con un misterioso ma coerente piano urbanistico.
Sapete, c’è un filo tra i luoghi in cui mi insedio e la mia testa, decidere come spostare gli oggetti in eccesso sarebbe come rimuovere chirurgicamente dalla mia mente dei ricordi (Dopo la legge centottanta…che nessuno si azzardi a toccarmi!).
Nel giorno in cui persi buona parte della mia conoscenza, tra comics, appunti, poesie, documenti, noia, altri me con differenti tagli di capelli, io metto su un disco di Jelly Roll Morton, che non so più chi sia ma mi piace.
Era accaduto di tutto quella notte: il diluvio, i topi, le prove coperte dai padroni di casa sbadati, chissà chi uccideva chi in parti del mondo che neppure conosco e mentre l’acqua divorava senza dentiera gli oggetti forzatamente rimossi dalle mie stanze per sardine, costretto a vivere in cabine telefoniche prive di apparecchi…mi torna in mente che:
Tu!
Proprio tu,
mi avevi suggerito quella cantina.
Ed ora, in questo momento, ho perso. Non tutto…ma certo buona parte della mia adolescenza, tra comics, appunti, poesie, documenti, noia,
altri me con differenti tagli di capelli.
Io.
Metto su.
Un disco.
Di Jelly Roll Morton.
Che registra alla prima take e non ha ricordi di errori passati da spostare in una cantina allagata.
Così, giovane alternativo, quando metti piede nel mio tempio, pronuncia il Rose bud e sovrasta la città di oggetti, con la grazia di un attore dentro un godzilla di gomma pesante. Ci vuole rispetto per i sopravvissuti. - B.R.
L’indiscreto fascino del linciaggio
Lo so, vorreste sentire il nuovo ep della band, ma c’è un tempo per ogni cosa e come citavano in quel classico degli spaghetti western “Lo chiamavano Trinità”: c’è anche un tempo per combattere e per vincere. In un incredibile quanto profetico articolo di Nicola Chiaromonte apparso su La Stampa nel ’69 si analizzava la violenza e le sue derive sociali:
La violenza è insita nell’animo umano perché inerente al mondo e al posto dell’uomo nel mondo. Si potrebbe dire che l’origine della violenza nell’uomo è la rivolta istintiva contro il fatto di trovarsi a essere rinchiuso in una condizione non scelta, una creatura che patisce prima di tutto -prima di cominciare a soffrire per questo o quel male- di tale irrimediabile restrizione, e quindi è sempre in uno stato di penuria, di privazione e d’oppressione. Se fosse altrimenti, se cioè il fatto della violenza nel mondo umano fosse un fatto di natura animale, gli eccessi mostruosi cui può giungere nell’uomo la violenza non si spiegherebbero.
Mi sembra evidente che, come in quegli anni, ci sia la possibilità di frange violente pronte a sollevarsi. Quando il malcontento supera certi limiti neppure il calcio o la televisione riescono a tenerlo a freno. In Sicilia sono spuntati i forconi, e gli studenti ieri si sono aggiunti alla manifestazione di dissenso, in Calabria pare sia già rientrato il fenomeno, dietro le linee si vociferava ci fosse l’ombra opportunista di Forza Nuova. Ad ogni modo sono tante le persone davvero stufe e arrabbiate, come avvenne nel Connecticut dopo la recente crisi dei mutui, dove i contadini andavano in prossimità delle ville dei finanzieri e dei manager con la loro furia a piantare casini. Li avevano nominati: “Torce e forconi”, nell’aria si sentiva il fascino del linciaggio. Le forze moderate sicuramente tireranno indietro. Io sono dibattuto, non capisco perchè bisogna sempre mantenersi equilibrati quando di equilibrato c’è ben poco attorno a noi. Alle persone che chiedono moderazione, dovremmo suggerire di pretendere moderati stipendi per i politici, moderate tariffe dei carburanti e, persino, moderata retorica nel pronunciare questi slogan.
Mettiamola così, molti di quelli che non ce la fanno più a sostenere il peso dell’Italia del duemila, non avrebbero mai desiderato essere “operativi”. Stavano bene nei loro sofà a vedere Sky. Se qualcosa li ha trascinati in strada, significa che i ladri hanno fatto male i propri conti e il domino di corruzione a cui hanno dato inizio ha raggiunto troppi pesci piccoli. “Si può rubare, con discrezione, ma solo in pochi”. Questa era la gangsteristica verità del secolo passato. Oggi in troppi sono saliti a bordo e basta un cattivo comandante per far ribaltare la nave.
Chi demonizza la violenza deve fare i conti con la violenza di chi costringe i pavidi ad agire con violenza. Non possiamo condannare gli atti di una folla inferocita, di gruppi terroristici, di singoli affamati, glissando sulle azioni dello stato. Saremmo cattivi giudici. Prima si rinuncia alla volontà di dominio in funzione della pace pubblica e poi si chiede la quiete. L’idiozia che non si tratta con i terroristi è una buffa invenzione di chi non ha argomenti convincenti. Come dire: non ti rispondo, non ti sento. Stringendo gli occhi e tappandosi le orecchie.
Si può invocare un “senso del limite”, come scriveva Chiaromonte, ma si sappia che lo stesso senso del limite era stato chiesto a gran voce (due referendum ne sono la prova tangibile!) dalle stesse persone che oggi hanno bloccato una regione. Domani forse, un pò ci spero, paralizzeranno l’Italia.
Una vecchia scuola
Mi aggiro per i corridoi di una vecchia scuola. Le mura sono cadenti, le aule hanno ancora l’odore dei bambini, quel misto di moccio e banana che ti colpiva ogni mattina quando varcavi la soglia per dirigerti in classe. Eccomi qui, a fare un sopralluogo per girare il nuovo video dei Dirtyfake. Si ode una stufa ronzare lontana e le voci, dall’esterno dell’edificio, si insinuano nei corridoi, moltiplicandosi per poi svanire. In un orrendo portapenne di ceramica compaiono delle BIC succhiate da qualche bidello intento a riempire il cruciverba del giornale lasciato a metà per via di alcuni errori. E chi fra noi non si sarebbe bloccato su: antica lingua provenzale? Mi accorgo con stupore di essere affascinato. Non ero più entrato in una scuola elementare da quando sul calendario cinese campeggiò l’anno 4682. Gli armadietti delle maestre, con i compiti chiusi dagli elastici, i bagni ripuliti dalle scritte di uniposca, i corridoi investiti dal neon e le aule chiuse o buie, pregne di banchi tarmati, dai ripiani colmi di fogli di carta spiegazzati, con nomi, cuori, scarabocchi. La scuola vuota è un luogo mistico, spettrale. Tra le sue mura ritrovo ricordi che avevo riposto. Mi guarda sofferente, come fossi un boccone rimastole sullo stomaco. E’ una vecchia testuggine che vorrebbe dormire, lontana dal futuro, che non le appartiene.
MMXII
E così ce l’abbiamo fatta, siamo entrati nel fatidico 2012, con amici attorno e fuori la peste. Purtroppo c’è da dire che in realtà dovremo attendere poco meno di un anno per vedere se i Maya avevano ragione. Diciamo che l’anno passato qualche “immane” sconvolgimento ambientale ce l’ha pure mostrato e che gli scenari previsti (guerre nucleari che lasceranno la razza umana decimata in un futuro alla “The road”? Molto cinematografico…) sono poco probabili. Coloro che li hanno scritti, i suddetti profeti, erano considerati dei viaggiatori nel tempo, riuscivano ad andare avanti e dare uno sguardo a quello che sarebbe stato il destino dell’uomo. Sicuramente se qualcuno ci venisse a dire che il mondo del futuro sarà una realtà distopica dove il presidente eletto degli Stati Uniti si chiama Biff Tannen ci crederemmo ciecamente e ci adopereremmo per tornare indietro a cambiare le cose. Ma come si fa a credere a “Back to the future” senza sorridere? Poi la catastrofe dovrebbe essere preceduta da tre giorni di buio. Se facessimo “30 giorni di buio” avremmo propio l’impressione di essere finiti in videoteca. Di questo 2012 esistono già delle certezze: uscirà il nuovo album dei Litfiba intitolato Grande Nazione (loro non sono mai avanti, sempre e solo presenti!), dal 1º marzo non sarà più possibile la convertibilità dalla Lira italiana all’Euro (qualcuno si tenga strette le vecchie lirette allora, chissà che non tornino utili), si celebrerà il centenario dell’affondamento del Titanic (nota metafora usata da Tyler Durden in Fight Club per raccontare l’imminente fine del capitalismo: Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi alla moda) ci saranno le elezioni presidenziali in Francia e in America e non crediamo che tornerà Obama! Un paio di eclissi qua e là, gli europei di calcio, le olimpiadi e il 21 dicembre eccoci alla fine del 13º Baktun del Calendario maya. Tutto scorre diceva qualcuno ma noi stavolta, più che una improbabile quanto concettualmente pessimista domanda: “A che ora è la fine del mondo?” preferiamo l’affermazione: “è la fine del mondo così come lo conosciamo…e mi sento bene!”. In effetti, l’immondizia va gettata, adesso c’è pure la differenziata.
Mercolady

Madkin - Perdone la molestia
Il mercolady a Contestaccio alla fine non è stato solo “delle” signore, tuttavia sono state proprio le signore a rapire il mio cuore di Dirtyfake. Si sa, spesso si è predisposti ad ascoltare certe sonorità piuttosto che altre, diciamo che ero particolarmente concentrato e bendisposto verso la ruvidità. Vi dirò chi mi ha accontentato: Sono entrato in sala con le (finalmente lo possiamo dire: “le”, così come abbiamo sempre pensato e non “i”) Milk White. Ascoltare con quanta perizia le due tirino fuori le note e cavalchino anche le piccole imperfezioni rendendo le performance uniche è sempre un privilegio. Stef fa sembrare così semplice produrre quei fantastici suoni e lo stesso dicasi per Erika. Ma semplice, si sa, non è mai quando si suona dal vivo. Erika interpreta ogni brano con la giusta concentrazione e alla fine il suo corpo è espressivo esattamente come la sua musica. Restano sempre tra le mie band preferite. Ma la vera “botta” è arrivata con i Madkin. La Pedullà fu la prima a scrivere un articolo “sensato” sui Dirtyfake, ed io che spesso dimentico che un tempo mi rendeva felice più la scrittura che la musica, oggi scrivo, rendendole il favore! I Madkin sono potenti. Fanno di tutto per esserlo, ci sono i chitarroni giganti, i riff che partono dal buco del culo dell’inferno e poi si travestono da angeli caduti del grunge. Io che la conosco bene, so che Serena vorrebbe essere più Staley che Courtney e dal mio punto di vista ci riesce benissimo. Che la bionda alternativa più celebre dei novanta fosse una vuota camionista della musica di plastica lo ha dimostrato il tempo; I Madkin invece possono vantare un rasoio che va avanti per più di un ora e che quando pensi che non ce la farà…ce la fa sempre. E’ come sentire in una ragazza tutte le voci maschili più strazianti, le gole senza tonsille, sanguinanti. Immaginare Cobain provare le sue urla ad Aberdeen, sotto il celebre ponte.
Ecco.
Ma…il Madkin boy sa fare anche altro. Una delle sue caratteristiche più affascinanti riguarda certo la capacità di scrostarsi l’ugola tra una pausa e l’altra, mutando da Serena a Sirena, sfoggiando melodie, un giusto timing e persino i vibrati in modo sì, sofferente, ma anche esemplare. Serena non è rock. Non lo è più da tempo. In una maniera che vuole il rock perduto, che ci spinge ad incarnare i cliché (a me dicono che non sono comunicativo…perchè non ho mai voglia di raccontarmi troppo durante i live, perchè non batto i piatti come una scimmia!), che decide che le persone che vogliono fare spettacolo debbano per forza somigliare a qualcuno che li ha preceduti e invece noi ci dimeniamo, per allontanarci proprio da quelli che ci vogliono incastrare. Serena è pop, è (ahimé) Hip-hop ed io la vedo divenire adulta pensando: questa volta non può farcela. Invece ci riesce. Serena diventa tutto il rock del mondo solo quando è sul suo palco, con i suoi Madkin. Insomma, è una band che se fosse sopra un palco assieme ai Guns’n'roses di una volta non sfigurerebbe, specialmente quando suonano così bene come ieri sera. Se poi dietro ci metti un propulsore atomico alla batteria…allora è fatta!
B.R.
Trentaseimilasettecentoventuno lettori
Splinder dal 31 gennaio 2012 chiuderà i battenti, invitandoci a fare le valigie. Che la situazione fosse morta si capiva dalla penuria di commenti, cuore pulsante dei blog. Le utenze che passavano a leggere le nostre pagine arrivavano sempre da altri indirizzi nostrani. Insomma, non c’era ricambio. Erano svaniti i vecchi blogger, avventurieri in cerca delle tag bizzarre dei nostri post decadenti. Può sembrare strano ma abbiamo conosciuto amici veri grazie alle parole del blog. Così per C Inside su Splinder il 2012 sarà davvero la fine! Trentaseimilasettecentoventuno riporta il vecchio contatore durante la stesura di questo post su WordPress, se fossero persone sarebbero una cittadina popolata da individui interessanti, ne siamo certi. D’altro canto dovevamo andarcene da tempo, il nostro spazio disponibile era terminato, non si potevano caricare video o foto di grandi dimensioni ma era difficile staccarsi dal passato, dalla comodità di ciò che si conosce. Credo che Myspace farà una fine simile, si sente nell’aria. Quando la comunicazione con gli altri si assottiglia, gli spazi perdono il loro fascino. Peccato. E’ stato un piacere comunque e speriamo di riuscire a trasferire quel bagaglio sporco ma assolutamente vero su queste pagine.
State Rock e reState con noi!
ATTENZIONE!
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso.
A breve verrà inviata una comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti dei blog ospitati. Sarà inoltre possibile attivare un redirect su un nuovo indirizzo web.
Undici undici undici alle undici e undici

Signore e signori siamo molto vicini all'uscita del nuovo EP. C'era necessità di fare uscire qualcosa di nuovo dei Dirtyfake? Presto stabiliremo se ne valesse la pena. Ma di cosa parliamo quando parliamo del disco? Intanto il titolo, accostamento ossimorico tra il carattere di ciò che è profondo e il carattere di ciò che è superficiale. Come dire: di tutto e niente! Poi ci sono i testi, ci sono i germi, le pillole blu senza le pillole rosse, il valzer, la sporcizia sulle mensole i telefoni che squillano a vuoto, lo sdegno e la rinascita. Ci sono le foto di Katiuscia Bayslak l'onironauta, che come noi parte chiudendo gli occhi senza valigia. C'è il contributo di Fabio Recchia che è praticamente un sesto Dirtyfake, ovvero ben più che un fratello. Insomma, siamo curiosi di mostrarvi la tela, voi costruiteci le ali: Shallow Depths è in arrivo!
Fuori la peste
Una vera opera teatrale scuote il riposo dei sensi, libera l'inconscio compresso, spinge a una sorta di rivolta virtuale (che del resto conserva tutto il suo valore solo rimanendo virtuale), impone alla collettività radunata un atteggiamento eroico e difficile"
Antonin Artaud
(da "Il teatro e la peste")
Come si fa a suonare facile mentre franano le città italiane? Si resta a casa e ci si fa un thè. Come si fa a scollare una persona dalla sua carica politica? Si mette una carica di C4. Come si fa a rendere più intensa una stagione infinita di nulla? Ci si lascia cullare dalla disperazione. Come si fa a cambiare le cose? Non si perde tempo a scrivere su questo blog.
Distinguiamo una ridicola arguzia da una buffoneria.






