Sebadoh: III (1991)

Sebadoh III (1991)Come esimermi, con il nickname che mi ritrovo, dal recensire un disco dei Sebadoh? Immagino che la storia di Lou Barlow, allontanato (cacciato?) dai Dinosaur Jr. dall’amico/nemico J.Mascis sia ormai nota a tutti gli appassionati di indie-rock. Il buon Lou comunque, all’epoca non si perse d’animo e ben presto formò una band che, se non proprio fondamentale quanto i Dinosaur Jr, qualche cosa all’universo indie l’ha insegnata. Per dovere di cronaca faccio presente la recente reunion dei Dinosaur con la formazione originale e quindi con Barlow al basso (a proposito, ascoltare i primi dischi del Dinosauro e pensare ai Nirvana va da se…solo che la voce di Mascis o piace o irrita…quella di Cobain piaceva e basta!). Ma dicevamo dei Sebadoh. Forse mai come con questo gruppo, il nostro (anti)eroe è riuscito a realizzarsi musicalmente. Fra le creature di Barlow ricordiamo anche i Sentridoh ed i Folk Implosion, con esiti non sempre entusiasmanti. I Sebadoh probabilmente sono l’emblema (ammesso che possa esistere) della “rivincita dei nerds”, categoria quella dei perdenti, alla quale l’occhialuto Lou sente di appartenere da sempre. Rivincita (si fa per dire) che arriva con questo disco. Lo stereotipo dell’adolescente problematico chiuso nella propria stanza che, fra una sega e l’altra, suona la chitarra e scrive delle proprie sconfitte calza a pennello con l’attitudine(splendidamente) lo-fi dei Sebadoh. Nell’album si passa senza apparente filo logico dall’elettrico, all’acustico, al mero cazzeggio strumentale. Ed è proprio questa sorta di emotività, tipicamente adolescenziale se vogliamo, che lo fa “saltare” da un pezzo raccolto e malinconico ad uno allegro e quasi euforico, questo “giocare”, a renderlo prezioso. Echi di sperimentazione in bassa fedeltà sulla falsariga di Beat Happening e Half Japanese si fondono con l’indie rock di quegli anni, dai Pavement, ai Pixies, passando per le composizioni acustiche dei Nirvana e certo folk psichedelico, creando un’ibrido affascinante. Difficile dire chi ha influenzato e chi si è fatto influenzare ma senza dubbio si può affermare che i Sebadoh erano presenti come protagonisti all’epoca d’oro del rock indipendente. Questa mancanza di omogeneità stilistica di III potrebbe rappresentare un problema per l’ascoltatore poco affine con questi suoni. Lo dico chiaramente, se cercate “pulizia sonora” allora lasciate perdere questo disco. Se invece, per qualche motivo, avete interesse per il rock underground degli anni ’90 e per quello che ha rappresentato allora non esitate…ma prima di ascoltarlo ricordatevi che all’epoca girare con una maglietta con la scritta LOSER era normale. Si, signori, questo è “rock perdente”, per tutti i ragazzi dei primi novanta che invece di alzare e mostrare il dito medio, scrollavano le spalle…(Andrea Seb)

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2 pensieri su “Sebadoh: III (1991)

  1. io invece l’ascolto spesso (in deluxe edition!) per dirla con l’ondarock: c’è una “freschezza ed una fragranza che molte delle band odierne possono solo sognare ad occhi aperti”

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