Codeine : Frigid Stars (1991)

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Premessa: a volte, dopo un lungo dibattimento interiore, mi decido ad aprirmi alle nuove sonorità e così ascolto qualche giovane band della quale si parla (e si scrive) tanto bene. Devo ammettere che spesso e volentieri resto sorpreso di fronte alla qualità delle proposte che spiccano nell’odierno panorama underground. Noto una crescente preparazione tecnica ed una ricchezza di suoni e soluzioni davvero notetole. Ad esempio, facendomi coraggio, ho ascoltato più volte “Primary Colours” di The Horrors, uno dei migliori (a quanto dicono) dischi del 2009. Un bell’album, molto piacevole, che rimanda al miglior post punk inglese, quanto allo shoegaze di scuola My Bloody Valentine, così come a certa dark/gothic wave. Il tutto immerso in una strana e straniante atmosfera cupo-psichedelica. C’è pure l’hit del caso. Ragazzi tanto giovani e preparati e capaci di assimilare stili e generi diversi con personalità mi sorprendono sempre. Eppure…

Eppure se penso ai dischi che hanno sconvolto per sempre la storia del rock, allora la mia (personalissima) lancetta dell’orologio del tempo si è fermata all’anno di grazia 1991. Le uscite discografiche di quella favolosa annata dovrebbero essere materia di studio obbligatoria per tutti gli appassionati di indie rock. Mi riferisco quindi a qualcosa che resta lì, piantato  in mezzo ad un prima e ad un dopo. Parlo di spartiacque, di albums epocali come “Spiderland “degli Slint e “Nevermind” dei NIrvana, tanto per dire. E come “Frigid Stars” dei Codeine. Un album che, giustamente, viene citato come il capostipite del genere slo-core ma che è anche molto di più. Potremmo tranquillamente parlare di evoluzione del rock acido attraverso una sorta di minimalismo atmosferico della musica, qualcosa che trascende il concetto stesso di rock. Possiamo davvero ancora chiamarlo rock? Per certi aspetti si. I Codeine sono in fondo un trio chitarra-basso-batteria e il loro stile non nasce dal nulla, ma i riferimenti musicali sono piuttosto indefinibili. Certo, vengono in mente i Galaxie 500, l’austerità di alcune bands dell’avanguardia newyorchese, una sorta di spiritualità tra il “freddo” ed il gotico che può far pensare ad aluni lavori di Nico ma siamo molto lontani da una precisa definizione. Le atmosfere depresse, il rimbombo del basso, i colpi quasi sordi della batteria, le dissonanze, la voce da litania, l’atmosfera notturna fra la veglia ed il sonno, le ballate malinconiche al rallentatore, tutto questo si snoda lungo “Frigid Stars”…inutile descrivere separatamente i pezzi, tutti quanti cantano una sola cosa: la sconfitta della propria esistenza, lo scorrere monotono e insensato dei minuti. Qualcuno, anche nel rumoroso mondo del rock, doveva farlo no? (Seb)

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3 pensieri su “Codeine : Frigid Stars (1991)

  1. Per tutta la band uno degli album da avere ed ascoltare, uno di quelli che ci ha spinto a strimpellare. Tanto spleen da riempire un decennio ma forse non abbastanza da rimanere in quello successivo, che ha dimenticato tutto. Verrà riscoperto e citato, ne siamo sicuri.

  2. No no,"Goat" lo ricordo benissimo!Così come "Loveless" dei My Bloody Valentine,"Steady diet of nothing" dei Fugazi,"Just for a day" degli Slowdive..tutti della stessa annata!

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