Robin Proper-Sheppard: L’ultimo trovatore

Byron-Rink-and-Robin-P-SheppardQualche sera fa io e Vale siamo stati a vedere Sheppard suonare. Robin Proper-Sheppard, quello dei Sophia, ricordate? E come dimenticare? Lui era anche l’anima dei The God Machine, band fondamentale per ogni indie rocker. Sebbene il manifesto pubblicitario parlasse dei Sophia in concerto, mi avvisano che sarà lui, da solo, per novanta minuti. Interessante. Arriva, un pò trafelato (lo fa spesso, a volte sospetto che sia ormai un trucco scenico!) ci saluta, parte con qualche aneddoto, la serata sarà colma di racconti e di umorismo. Quell’agrodolce stiloso che solo Sheppard è capace di esprimere senza dare fastidio.

Parte. In principio penso: che cavolo, una voce e una chitarra acustica, zero assoli, due arpeggi probabilmente in tutta la serata, potevo esserci anche io sul palco; ma comincia a sfoggiare una serie di brani memorabili. Ricorda un pugile, vuole conquistarci, ci vuole una punta di fegato. Il teatro è piccolo. Lui non è ad un falò. Sheppard notoriamente dimentica le parole (quasi sempre con Are you happy now!) e gli accordi. Non fa eccezioni, sbaglia, un Oh Shit! e ride. Anche questa l’ho già vista ad altri suoi live. Coraggio Rob, stupiscimi. Arriviamo ad I left you. Siamo oltre la metà dell’incontro. E’ qui che mi piace vedere i pugili, quando barcollano. Come ne usciranno vivi? Parte, si sgola. Le scarpe le aveva tolte al principio, il legno del teatro scricchiolava e allora via, lanciate come fosse in casa. Scalzo, con questa chitarra che faceva su e giù, ancorata per sempre al suo corpo, si sposta, si muove, i suoi ritornelli infiniti, tutti uguali, potrebbero ucciderlo senza una band a supportarlo, ma accade il miracolo. Robin si rivela, finalmente. La concessione è totale, ogni frase è diversa perchè cerca di tenere una forza che gli sta fuggendo dalle mani. Potrebbe apparire come un folle che litiga con la sua chitarra, una di quelle scene comiche dove nell’horror di serie B il mostro attacca il protagonista e si sente che è lui a tenerlo incollato anche se deve fingere di volerlo scagliare lontano. Eccolo Sheppard, pugile ritrovato, le guance sempre più rosse, il sudore della fronte. Quando finisce il brano è un tripudio. Una punta di commozione è arrivata anche quando si mette a raccontare la genesi di So slow, scritta dopo la dipartita del bassista dei The God Machine, primo brano dei Sophia in assoluto, che mi lega profondamente al mio vecchio chitarrista. Una serata strana, di un corpo prosciugato…

Annunci

5 pensieri su “Robin Proper-Sheppard: L’ultimo trovatore

  1. Sheppard è americano ma ha uno stile ed un senso dell' umorismo più inglese.Non per niente i The God Machine si trasferirono dall' assolata San Diego alla nebbiosa Gran Bretagna.Grandi i The God Machine,poche indie band potevano vantare quella potenza quasi metal,una classe indiscutibile..

  2. Si, una band che ascolto con piacere anche io che invece amo l'hardcore. Fà…vecchio mio, non ti offendere ma accanto a Shep sembri un 40enne!

  3. Sarà la barba…e l'occhio da pesce. Erano già alcuni giorni che non mi sentivo affatto bene. Mirko ma hai visto il nuovo video? Comunque "The Devil song" tutta la vita, prima o poi la riproporrò con i Dirtyfake…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...