Dirtyfake il situazionismo e lo style

Style.it

Mi domando se la nostra presenza su alcuni siti internet, in qualche modo distanti dalla nostra poetica underground si possa definire una: “situazione costruita”. Secondo la terminologia situazionista, una situazione costruita è un episodio deciso a tavolino da un gruppo che tramite l’intento comune ed una particolrare condizione ambientale ha lo scopo di proporre una riflessione. Fin dalla mia adolescenza ho avuto il desiderio di finire una catena cominciata con Debord e seguita da McLaren. Tutta la mia estetica, le mie pubblicazioni, il background della band doveva essere un misto di avanguardia anarchica intellettuale fusa ad un punk intelligente, ripulito dalle mode, dai manierismi e dalle identificazioni. Nella musica, direi che l’hardcore americano sia stato molto più incisivo che il punk inglese, gonfiato nella maniera sbagliata ed esploso con troppo fragore. In questi anni le azioni situzioniste passate alla cronaca sono state ben misere, goffe intuizioni di oscure correnti politiche che hanno tentato di ricalcare avvenimenti già clonati nel corso delle storie. La cultura guarda sopra l’orizzonte e mai sotto. Il superamento ha senso, il resto è solo noia mortale. Non è un caso che nei diari del compianto Kurt Cobain si trovino riflessioni similari (un pò più semplicistiche, a dire il vero…) e fu per tal motivo che la sua band riuscì dove molte altre avevano fallito. Il suo fu il colpo situazionista meglio realizzato, il solo, dall’epoca dei Sex Pistols. Tornando ai Dirtyfake però, abbiamo la possibilità di superare il momento e raccontare dal basso, dai sotterranei, che succede sul campo da gioco. Un luogo molto diverso da quello degli anni 90. Nel 2001 le regole sono cambiate, la libertà è diminuita ovunque nel mondo e l’underground, prosciugato delle sue risorse culturali, attende formule nuove, nuovi paradigmi. In questi vent’anni un paio di cosette le ho imparate, un giorno ve le racconterò nei dettagli, per ora mi limito a domandarvi se non sia un fatto che necessiti maggiori riflessioni la presenza dei Dirtyfake in un articolo come quello apparso su style, dove la citazione della band in una classifica italiana può soltanto fermarsi al nome, poichè dei Dirtyfake le vanitypeople sanno ben poco e ben poco si muovono per conoscere l’anomalia che non ha denaro, nè luoghi, nè riconoscimenti ufficiali. Soltanto la cantina e la rete, i giornalisti più sinceri, le band meno egocentriche…

Leggi l’articolo:

http://www.style.it/vanitypeople/show/musica/2010/03/11/il-nuovo-album-dei-gorillaz–plastic-beach-e-gia-un-successo.aspx

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3 pensieri su “Dirtyfake il situazionismo e lo style

  1. Letto: i bolognesi Dirtyfake..aggiungerei anche grandi mangiatori di tortellini!Che dire?Nel post citi Debord,mica uno scribacchino qualunque,come si può contraddirlo?Vero anche che l'attitudine conta molto di più della musica proposta.In questo senso,come dici giustamente tu,l'hc USA è stato senza dubbio più "rivoluzionario" rispetto al punk inglese che,alla resa dei conti,altro non era che un movimento tardo hippy,un rimasuglio degli anni sessanta.McLaren con i Sex Pistols fece da detonatore ad un "suono" nato almeno dieci anni prima,un'esplosione a livello mediatico che travolse le masse ma che non si poteva certo definire "nuovo".I veri innovatori erano quei gruppi già "post-punk ancora prima del punk",gente come Devo,Pere Ubu..ma che poi si trovarono di fronte alla solita domanda: e adesso che si fa?Si tenta il successo o si continua a sperimentare?In fondo un vero "superamento" non c'è mai stato,i ponti sono stati tagliati solo in parte:si potrebbe pensare a due momenti "decisivi" nella storia della musica pop:l'avvento della psichedelia e,come dicevo prima,ed il post-punk.Di certo non il grunge e,in fin dei conti,nemmeno il post-rock.Dopo tanto vagare,alla fine si è tornati al bistrattato rock progressivo.Sembra il classico movimento pendolare più che una spinta..

  2. Alla fine, per un fatto di complessità, per il piacere dell'ascolto tornerò alla classica. Non si urla, ma c'è l'infinito dell'arte dietro. Poi se sei attento, sai anche scorgere il sentimento contemporaneo, dentro quegli spartiti c'è tutto. La progressive la salterei, non posso proprio farcela…

  3. La classica mi va benissimo.Non ci capisco un cazzo,però sento che possiede una forza,una sapienza ed una potenza uniche,inoltre mi evoca un mondo aristocratico,una bellezza estetica e spirituale.Non riesco a spiegarlo,è la stessa sensazione che provo guardando le vecchie divise naziste..

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