La Postcard ed il sound della giovane Scozia : Orange Juice e Josef K (1980-81)

Orange juice

Il periodo è quello del post-punk inglese, la collocazione geografica decisamente più a Nord : Glasgow. Gli Orange Juice del cantante e chitarrista Edwyn Collins guardavano però in direzione New York: Velvet Underground, Television, Talking Heads. Il punk li ha appena sfiorati, quel tanto che basta per accelerare i tempi medi (la chitarra ritmica spesso a velocità doppia rispetto alla batteria), per renderli guizzanti (gli inglesi Subway Sects sono qui molto apprezzati, così come un certo suono e stile affine ai mods), ma di distorsione e rumore non ne vogliono (quasi) sentire parlare. La voce di Edwyn è a suo modo melodica, adolescenziale, un giovane Holden in musica, mutuata dal pop 60’s e filtrata attraverso la wave americana. Il sound è fresco e frizzante, pensando al nome della band verrebbe quasi da dire dissetante, decisamente agli antipodi rispetto alla tipica claustrofobia post-punk. Non disdegnano affatto la dance, il funk, i ritmi ballabili. Non soltanto il suono è limpido e scintillante, ma anche lo stile, il modo di vestire, l’approccio è molto ingenuo.Anti-rock per eccellenza, misurati in tutto, la critica li battezza come i “nuovi puritani”, ma senza malizia, qualcosa che ha più a che fare con la purezza che non con pesanti costrizioni. E parlano d’amore, con leggerezza ed ironia, anche qui in netto contrasto con i testi criptici e tormentati di gente come Joy Division, Fall e PIL. Una ventata d’aria fresca sopra una scena ed un genere che inizia a ripiegarsi su se stesso. Il suono Postcard (l’etichetta comprende anche Aztec Camera, i Josef K, gli australiani Go Betweens, giusto per citare i gruppi più importanti) contribuisce al ritorno verso un pop romantico, vagamente decadente ma positivo nei sentimenti, magari un po’ rassegnato ma non disperato, quello che vedrà gli Smiths primeggiare per buona parte del decennio. I Josef K potrebbero essere gli Orange Juice più introspettivi, i classici topi da biblioteca molto amati da critica e dai fans intellettuali per i continui riferimenti letterari (a partire già dal nome). Il suono resta pulito e asciutto, ma molto più nervoso, il chitarrismo è quello nevrotico e urbano dei Talking Heads e non mancano alcuni episodi più sperimentali. Musicalmente più interessanti rispetto agli Orange Juice, mancano però di quella leggerezza pop che potrebbe renderli davvero irresistibili. Resteranno una band di grande culto ma pur sempre di nicchia. La caratteristica più evidente è rappresentata dalle evoluzioni della batteria nel tentativo di seguire la ritmica delle chitarre e non del basso. Più volte mi sono chiesto se l’effetto fosse volontario o meno, ecco la risposta fornitaci dagli stessi protagonisti: “All’inizio la band era composta da due soli elementi: chitarra e batteria”. La forza dell’abitudine!

Buoni ascolti a tutti.
(Andrea Seb.)

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