Il cantante dei Dirtyfake…

Byron Rink

Una nota rivista per sole donne mi ha chiesto di raccontarmi. Il risultato non è andato molto a genio al redattore capo, allora lo posto qui.

Mi chiamo Fabrizio Alberto Byron Rampotti, anche se in effetti Rampotti pare sia un errore dell’anagrafe. La mia famiglia, se gli umani sbagliassero meno, si sarebbe chiamata come alcuni miei parenti, ovvero: Ribichini. Sono nato il 4 luglio del 1976, esattamente 200 anni dopo l’indipendenza americana. Per tal motivo, sono felice di essere nato in Italia; sarebbe di certo stata una infanzia dolorosa, vedere usurpato ogni anno il proprio compleanno da una festività più celebre ed importante; proprio come accadde a quel tipo: Gesù Cristo!  Che sfiga, nascere proprio il giorno di Natale.

Mi piace leggere Bertrand Russell sgranocchiando pistacchi. In genere sono ghiotto di qualunque dolciume, non è raro trovarmi con la mano che raschia gli ultimi Popz al caramello dal barattolo, mentre una videocassetta si riavvolge nel videoregistratore. Io ho visto quasi quindicimila films, per la precisione quattordicimilasettecentonovantasei. Al momento, sul mio comodino, ci sono le seguenti letture: Le favole al telefono di Rodari, Tanto amore per Glenda di Cortazar e Benvenuta nella gabbia delle scimmie di Vonnegut. Eh si, spesso ne memorizzo tre alla volta, in modo da confonderli in futuro, rimanendo sempre incerto e quindi meno spocchioso.

La cosa più inutile che mi capita di fare è rimanere sdraiato sul letto ad ascoltare le liti prive di senso tra la tipa che mi abita di sopra e suo padre, discussioni sui dati di vendita del Nokia C6. Dalle mie finestre si vedono alberi. Ho rifiutato abitazioni più comode per poter possedere il lusso di escludere i brutti volti degli uomini al mattino. Trovo la natura noiosa, ma forse solo perchè lo pensava Baudelaire. Ero solito bere molto caffè, ma ultimamente ho dovuto rallentare. In adolescenza sono stato un modello per la Marlboro anche se io fumavo le Chesterfield. Erano le preferite di James Dean. Per anni ho creduto che fosse fondamentale seguire la regola di Wilde secondo la quale ogni uomo deve fare della propria vita un’opera d’arte.

Il trucco in effetti funziona e chi lo segue ha più probabilità di sfondare rispetto all’individuo che indossa la sua maschera naturale. Ci sono delle regole da seguire. Per tal motivo si può affermare che lo spettacolo si fonda fin dal principio sulla falsità. Badate, non sul falso, quello è piuttosto ovvio, se così non fosse sarebbe reale. Avete mai visto Bogart inciampare e cadere mentre faceva il duro con la Bacall? Eppure nella vita capita… Insomma, lavatevi sempre le mani dopo aver frequentato certi ambienti.

Vi ho mentito, non sono mai stato un modello per la Marlboro, però fumavo le Chesterfield. Il mio cantante preferito è Billie Holiday (lo so che è una donna!), odio le pessime poesie e a Suzanne Vega nego la mia stima proprio perchè ha scritto un abominio dedicato al cane chiamato: Penso al mio cane. Detesto anche quando il dentifricio cancella quel tepore ricco di sapore che uno ha in bocca dopo un lauto pasto. Le droghe mi sembrano una tappa fondamentale per aprire la mente. Chi le usa per divertimento spreca un potenziale. Ah, sono molto intimo con Hans Rudolf Giger, pittore svizzero conosciuto (con suo sommo disappunto) per le bozze di Alien. O magari non è proprio vero, è un Fake…un Dirtyfake.

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