Ars nova

Nel quattordicesimo secolo inserirono le pause nella musica. La nostra sarà una pausa breve di 4/2 anche se in effetti non riusciamo mai a staccare del tutto. Ci spostiamo nei locali, parliamo con i gestori, organizziamo serate future e rimaniamo in contatto tramite i social network. Solo sei anni fa, quando i Dirtyfake si facevano le ferie significava vederli sparire nel nulla e la rete si svuotava dei pesci. Oggi siamo persino raggiunti da vari amici, conquistati grazie alla musica. Con loro passiamo del tempo, ci facciamo qualche grappa e parliamo di quello che un tempo si sarebbe chiamato futuro. Camus disse che “Il futuro è l’unico tipo di proprietà che i padroni concedono liberamente agli schiavi“. Chissà cosa avrebbe commentato se avesse saputo che un giorno sarebbe svanita anche la sua ipotesi e chissà se in epoche passate gli schiavi sarebbero rimasti tali nonostante lo scippo. Se lo chiedeva Palahniuk, uno che non è mai stato accomodante, quando ci fu la trasformazione da promessa a minaccia. Ma il futuro è un tempo non scritto, è una parola che non ha avuto ancora luogo. Non lasciamolo astratto. Rendiamolo materico.

A settembre saremo in lotta.

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