The Sound: “Jeopardy”, Korova, 1980

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I Sound da Liverpool, insieme a Teardrop Explodes, Echo & The Bunnymen e Wah!, furono una delle formazioni più importanti della piccola capitale new wave del periodo: un vero e proprio rinnovamento musicale, che univa psichedelia ed umore post-punk. “Jeopardy”, il fulminante esordio della band, è, a mio avviso, uno degli album più belli e al tempo stesso sottovalutati di quella favolosa epopea (ricchissima di capolavori, va detto), capace di graffiare come il miglior punk (Words Fail Me, Heyday, Resistance) e di tingersi di scuro (la darkettosa Our Of Need). Il carismatico leader (e voce) Adrian Borland, insieme al bassista Graham Green, al batterista Mike Dudley e ai due tastieristi, Bi Marshall e Max Mayers, danno vita a una wave si cupa, ma capace anche di risvolti epici (Missiles), qualcosa che farà la fortuna di bands come U2 e Simple Minds nel loro periodo più florido dal punto di vista commerciale: un pathos che qui (a differenza delle formazioni appena citate) appare credibile e fortemente emotivo. Fra l’ altro affiora nettamente una bella attitudine pop-rock, dal notevole potenziale, in brani splendidi come I can’t Escape Myself e Heartland, a dimostrare una non comune capacità compositiva melodica e di scrittura. Nelle versioni live è anche possibile apprezzare una maggiore ruvidezza da parte della band, che non dimentica certo, come già detto, l’ esperienza punk. A mio avviso è un disco assolutamente da riscoprire e che suona ancora incredibilmente fresco ascoltato oggi, a trent’ anni di distanza. Adrian Borland, qui padrone assoluto della scena, con la sua bellissima voce e le sue notevoli doti interpretative, cercherà, insieme alla band, di abbandonare certe trame sintetiche per aprirsi maggiormente alla forma canzone (l’ album successivo, dell ’81, “From The Lions Mouth”), con l’ ausilio di chitarre riverberate e la produzione di Hugh Jones. Ben presto, però, l’ evoluzione del gruppo, finisce per arenarsi in un dark scontato e di maniera. Borland continuerà, senza troppa fortuna, come solista, morendo poi suicida negli anni novanta. Resta comunque questo gioiello, questo esordio geniale al quale si dovrebbe rendere il giusto merito. (A.Fornasari)

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