Mercolady

Madkin – Perdone la molestia

Il mercolady a Contestaccio alla fine non è stato solo “delle” signore, tuttavia sono state proprio le signore a rapire il mio cuore di Dirtyfake. Si sa, spesso si è predisposti ad ascoltare certe sonorità piuttosto che altre, diciamo che ero particolarmente concentrato e bendisposto verso la ruvidità. Vi dirò chi mi ha accontentato: Sono entrato in sala con le (finalmente lo possiamo dire: “le”, così come abbiamo sempre pensato e non “i”) Milk White. Ascoltare con quanta perizia le due tirino fuori le note e cavalchino anche le piccole imperfezioni rendendo le performance uniche è sempre un privilegio. Stef fa sembrare così semplice produrre quei fantastici suoni e lo stesso dicasi per Erika. Ma semplice, si sa, non è mai  quando si suona dal vivo. Erika interpreta ogni brano con la giusta concentrazione e alla fine il suo corpo è espressivo esattamente come la sua musica. Restano sempre tra le mie band preferite. Ma la vera “botta” è arrivata con i Madkin. La Pedullà fu la prima a scrivere un articolo “sensato” sui Dirtyfake, ed io che spesso dimentico che un tempo mi rendeva felice più la scrittura che la musica, oggi scrivo, rendendole il favore! I Madkin sono potenti. Fanno di tutto per esserlo, ci sono i chitarroni giganti, i riff che partono dal buco del culo dell’inferno e poi si travestono da angeli caduti del grunge. Io che la conosco bene, so che Serena vorrebbe essere più Staley che Courtney e dal mio punto di vista ci riesce benissimo. Che la bionda alternativa più celebre dei novanta fosse una vuota camionista della musica di plastica lo ha dimostrato il tempo; I Madkin invece possono vantare un rasoio che va avanti per più di un ora e che quando pensi che non ce la farà…ce la fa sempre. E’ come sentire in una ragazza tutte le voci maschili più strazianti, le gole senza tonsille, sanguinanti. Immaginare Cobain provare le sue urla ad Aberdeen, sotto il celebre ponte.
Ecco.
Ma…il Madkin boy sa fare anche altro. Una delle sue caratteristiche più affascinanti riguarda certo la capacità di scrostarsi l’ugola tra una pausa e l’altra, mutando da Serena a Sirena, sfoggiando melodie, un giusto timing e persino i vibrati in modo sì, sofferente, ma anche esemplare. Serena non è rock. Non lo è più da tempo. In una maniera che vuole il rock perduto, che ci spinge ad incarnare i cliché (a me dicono che non sono comunicativo…perchè non ho mai voglia di raccontarmi troppo durante i live, perchè non batto i piatti come una scimmia!), che decide che le persone che vogliono fare spettacolo debbano per forza somigliare a qualcuno che li ha preceduti e invece noi ci dimeniamo, per allontanarci proprio da quelli che ci vogliono incastrare. Serena è pop, è (ahimé) Hip-hop ed io la vedo divenire adulta pensando: questa volta non può farcela. Invece ci riesce. Serena diventa tutto il rock del mondo solo quando è sul suo palco, con i suoi Madkin. Insomma, è una band che se fosse sopra un palco assieme ai Guns’n’roses di una volta non sfigurerebbe, specialmente quando suonano così bene come ieri sera. Se poi dietro ci metti un propulsore atomico alla batteria…allora è fatta!

B.R.

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