MMXII

Byron Rink

E così ce l’abbiamo fatta, siamo entrati nel fatidico 2012, con amici attorno e fuori la peste. Purtroppo c’è da dire che in realtà dovremo attendere poco meno di un anno per vedere se i Maya avevano ragione.  Diciamo che l’anno passato qualche “immane” sconvolgimento ambientale ce l’ha pure mostrato e che gli scenari previsti (guerre nucleari che lasceranno la razza umana decimata in un futuro alla “The road”? Molto cinematografico…) sono poco probabili. Coloro che li hanno scritti, i suddetti profeti, erano considerati dei viaggiatori nel tempo, riuscivano ad andare avanti e dare uno sguardo a quello che sarebbe stato il destino dell’uomo. Sicuramente se qualcuno ci venisse a dire che il mondo del futuro sarà una realtà distopica dove il presidente eletto degli Stati Uniti si chiama Biff Tannen ci crederemmo ciecamente e ci adopereremmo per tornare indietro a cambiare le cose. Ma come si fa a credere a “Back to the future” senza sorridere? Poi la catastrofe dovrebbe essere preceduta da tre giorni di buio. Se facessimo “30 giorni di buio” avremmo propio l’impressione di essere finiti in videoteca. Di questo 2012 esistono già delle certezze: uscirà  il nuovo album dei Litfiba intitolato Grande Nazione (loro non sono mai avanti, sempre e solo presenti!), dal 1º marzo non sarà più possibile la convertibilità dalla Lira italiana all’Euro (qualcuno si tenga strette le vecchie lirette allora, chissà che non tornino utili), si celebrerà il centenario dell’affondamento del Titanic (nota metafora usata da Tyler Durden in Fight Club per raccontare l’imminente fine del capitalismo: Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi alla moda) ci saranno le elezioni presidenziali in Francia e in America e non crediamo che tornerà Obama! Un paio di eclissi qua e là, gli europei di calcio, le olimpiadi e il 21 dicembre eccoci alla fine del 13º Baktun del Calendario maya. Tutto scorre diceva qualcuno ma noi stavolta, più che una improbabile quanto concettualmente pessimista domanda: “A che ora è la fine del mondo?” preferiamo l’affermazione: “è la fine del mondo così come lo conosciamo…e mi sento bene!”. In effetti, l’immondizia va gettata, adesso c’è pure la differenziata.

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