Una vecchia scuola

Mi aggiro per i corridoi di una vecchia scuola. Le mura sono cadenti, le aule hanno ancora l’odore dei bambini, quel misto di moccio e banana che ti colpiva ogni mattina quando varcavi la soglia per dirigerti in classe. Eccomi qui, a fare un sopralluogo per girare il nuovo video dei Dirtyfake. Si ode una stufa ronzare lontana e le voci, dall’esterno dell’edificio,  si insinuano nei corridoi, moltiplicandosi per poi svanire. In un orrendo portapenne di ceramica compaiono delle BIC  succhiate da qualche bidello intento a riempire il cruciverba del giornale lasciato a metà per via di alcuni errori. E chi fra noi non si sarebbe bloccato su: antica lingua provenzale? Mi accorgo con stupore di essere affascinato. Non ero più entrato in una scuola elementare da quando sul calendario cinese campeggiò l’anno 4682. Gli armadietti delle maestre, con i compiti chiusi dagli elastici, i bagni ripuliti dalle scritte di uniposca, i corridoi investiti dal neon e le aule chiuse o buie, pregne di banchi tarmati, dai ripiani colmi di fogli di carta spiegazzati, con nomi, cuori, scarabocchi. La scuola vuota è un luogo mistico, spettrale. Tra le sue mura ritrovo ricordi che avevo riposto. Mi guarda sofferente, come fossi un boccone rimastole sullo stomaco. E’ una vecchia testuggine che vorrebbe dormire, lontana dal futuro, che non le appartiene.

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