Dirtyfake – Shallow Depths su: Il Corriere della musica indipendente

Non vanno in ferie i giornalisti musicali, ed ecco dunque che, come di consueto, riportiamo le parole spese per il nostro Shallow Depths, questa volta apparse sul Corriere della musica indipendente.

I Dirtyfake sono una band emergente italiana che nasce a Roma nel 1998. Si spostano di genere in genere pur mantenendo alta la loro identità, molto marcata in questo album, fino a giungere ad un sound alquanto sperimentale che li rende molto particolari all’ascolto.
La band è formata da cinque elementi: Byron, Andy, Valentina, Simo e Kris, i quali, tra poesia e pessimismo, raccontano la loro illusione, esplorando l’animo umano e contemplando il mondo esteriore.
I Dirtyfake hanno collaborato attivamente con molte realtà della scena alternativa italiana, come Fabio Recchia (B for bangs, Germanotta Youth), Gianmarco Bellumori (GB Production), Mattia Candeloro (Fumisterie).
Shallow Depths è il loro ultimo EP: una combinazione tra il profondo ed il superficiale, dove si vuol far trasparire il caos, la bassa moralità del mondo e far emergere la troppa importanza che si da alle cose banali e materiali della vita, caratteristiche della nostra società.

L’album, composto di sei brani, si presenta con un rock alternativo (di ispirazione americana) e cerca di scavare ed urlare in una solitudine troppo rumorosa.

Il pezzo di apertura About a son presenta sonorità malinconiche: l’intro, chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare, è in grado di rievocare quel sound tipico degli scenari western; il pezzo riporta alla mente ricordi lontani, per concludersi con un canto disperato.
Il secondo brano, Christic Love, è caratterizzato da un suono più aggressivo, che potrebbe ricordare i grandiosi Muse, sia per la voce con picchi falsettati e rapide discese, sia per l’incessante motivo distorto della chitarra.
Early evolution si apre con un interessante giro di basso che viene portato per tutta la strofa, per poi cambiare nel ritornello, il quale è molto più posato rispetto al ritmo energico ed incalzante del resto del brano.
L’unica ballata presente nell’EP si intitola Evergrey, dolce e al tempo stesso decisa, dal piacevole ascolto. La vita è una severa maestra è l’unico brano dal titolo in italiano, sebbene il testo sia comunque in inglese come gli altri: voce accattivante, sound grintoso, ma sempre fedele alla loro personalità; un mix tra malinconia ed energia, un crescendo di emozioni, presente anche nel pezzo di chiusura Pick one more number, e che caratterizza tutta l’opera.

Posso dire che nel complesso Shallow Depths è un buon lavoro, molto curato e dal carattere particolare e deciso, oserei ricercato: un urlo di solitudine all’americana, ma del tutto made in Italy.

Imma Polito

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