Frank Smokecocks

notizie-Anna_Magnani

Molto spesso tendiamo a dimenticare che la vera arte ha sempre fatto la fame. Dall’estero (l’America in particolare) sono  anni che veniamo spronati a creare un nuovo grande cinema nostrano. Le risposte desolanti o seccate dei nostri registi è che i prodotti di qualità non sono più compresi e non vendono più. Tutto vero, si potrebbe suggerire che “il popolo” debba essere incitato e che la cultura bisogna saperla coniugare con l’intrattenimento (il Benigni della situazione o l’osannato Saviano sono validi esempi). Tuttavia forse questi registi, furbescamente dimenticano che il neorealismo nostrano fu un momento contenuto, una fugace impressione per nulla sostenuta dagli italiani di allora che preferivano sceneggiati napoletani e melodrammi. Gli incassi del periodo parlano chiaro. I capolavori erano nelle ultime posizioni.

Ma in effetti il nostro paese non è l’America. E’ difficile da noi realizzare un disco che abbia un impatto sociale come (ad esempio): Nevermind. Mi viene in mente la crociata contro Morgan per  l’uso della cocaina e le sue scuse pietose. Pena o minaccia: la fine del suo status.

Mi torna in mente anche la rabbia del pubblico sanremese quando Molko sfasciò la sua chitarra. Ciò che è spettacolo altrove, da noi segue altre regole. Il nostro è un paese mummificato con una vita lunga. Come ci si può ribellare se bisogna accordarsi?
Forse la risposta migliore è che non serve inseguire le mode, la fama o gli altri. Quando Riccardo Freda comprese che i suoi thriller vendevano meglio se si ingannava il pubblico con nomi anglofoni, trasformò i vari Franco Fumagalli nei Frank Smokecocks e aggirò il problema del nostro provincialismo. Ecco, questo è molto Dirtyfake, quasi situazionista.  Se vogliamo la poesia dobbiamo essere pronti a finire per terra come in quel brano dei Pixies,  se vogliamo scontarci dobbiamo evitare gli ostacoli con l’intelligenza. Ve l’avevamo già detto?

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
But there’s nothing in it
And you’ll ask yourself

Where is my mind?

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4 pensieri su “Frank Smokecocks

  1. adoro la Magnani, e questa sua foto l’ho avuta come foto profilo altrove per un periodo incalcolabile.

    come c’insegna Stanis,il problema del nostro cinema, è che troppo italiano (per quanto,comunque, gente come Frammartino renda più tollerabile la cosa)

    • Sul troppo italiano non saprei. E’ in decadenza come l’Italia, questo lo concedo. Penso che ogni paese si porti a livello inconscio una poeticità che ha radici ancestrali. Spesso si racconta senza neppure sapere di farlo. Se penso ai Francesi…da loro ci si aspetta un rigore sensuale, un fascino, una compostezza sagace. Dall’america una festosa e roboante superficialità e potrei descrivere ogni paese con stereotipi vari fino ad esaurirli tutti. Analizzo Sergio Leone che praticamente fece il remake western de “La sfida del samurai” di Kurosawa…eppure, lo stesso film giapponese sembrava tratto dal nostro Goldoni. Secondo me “Il servitore di due padroni” è anche il nostro paese, capace di guardare il futuro. Siamo quelli che hanno fatto troppo e che si sono stancati persino della bellezza. Avanti, in ogni caso, con una fierezza bizzarra e le troppe analisi di un sangue gonfio di benessere.

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