Post 601

Ruggine

Mi chiedo quanti diari di band abbiano raccontato prima del nostro, la drammatica storia di un lavandino otturato. Penso che nessuno si sia mai cimentato nell’impresa; e non perchè ai fan non interessi, se David Bowie in una sua biografia ci avesse raccontato di quella volta…quel lavandino…lui con i guanti in gomma: ci avrebbe divertito.

Se poi il rumore dell’acqua risucchiata diventasse nella testa spunto per un buon riff di chitarra, allora ecco che la storiella noiosa, comune e poco rock, si trasformerebbe in parte integrante del percorso di una band. Questo per dire che la poetica è invasiva e imperante ma che  non tutti possono vederla. Negli anni dell’adolescenza si consumavano lotte tra i miei amici su questioni come: “il centro vs la periferia”. Per molti la bellezza abitava presso le via famose di Roma, tanti altri invece citavano nugoli di pagine pasoliniane per dimostrare come all’interno della decadenza popolare, nei palazzi franati, persino nelle siringhe usate, dai colori tanto amati dai grafici moderni (grigio e rosso), si agitassero le muse. Io ero un sostenitore del mio tiburtino, che oggi rivedo in quest’acqua color ruggine, capelli rossi, metallo e cellule.

E’ chiaro che a quelle muse si siano sostituiti i musi, ma bisogna tenere gli occhi aperti. Ogni pericolo può essere una bella avventura, ogni sostanza un viaggio percettivo, lo scontro è apprendimento. Le regole che valevano per gli uomini prima di noi sono ancora valide. Dimentichiamo status e pose, vestiti curati, apparenza e mode. Cerchiamo il magma sotto il cuore. Facciamo battere di nuovo l’arte. L’ispirazione può non avere curve a meno che tu non abbia scelto di fare il pilota…

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