Signor Matheson

The Invaders

Vedo Richard con Rod Serling, avvolto nel buio della sala, credo fosse il Barberini, una rassegna di Twilight Zone. Con lui c’erano stati anche Buster Keaton e Will Shatner, perfino Stephen King, che gli doveva tutto. Ma si, diciamocelo, lo so che non sapete di cosa sto parlando.

Non importa.

Io canto il Richard dello “zapper”, il Richard del finale senza lieto fine, il Richard del “what if ?”, degli invasori senza parole.

E sia:  cosa sarebbe successo se il mondo fosse stato privato di un Matheson? Non avreste avuto incubi sugli aereoplani, i Gremlins di Dante, quelli sui pulmini dei Simpsons.  Non avreste avuto un film di vampiri con Vincent Price ambientato all’Eur, non avreste visto passare quel camion da brividi, guidato da nessuno. Senza di lui Roger Corman non avrebbe portato Edgar Allan Poe sullo schermo e forse non sarebbe nato Tim Burton; di certo le storie presentate da Hitchcock risulterebbero più scontate.

Quel Richard, che scribacchiava dopo le ore in fabbrica, quello di “Tre millimetri al giorno”. Quel  Matheson del mondo di mezzo, sempre intento ad investigare ai ‘confini della realtà’.

Quello che privo, tutto è più povero.

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