Pazzo no, ma a mezza strada…

Mano

L’altro giorno ero molto teso al Circolo. Non era stato possibile andare alle prove dei Romanes. In pratica mi gettavo nella mischia senza sapere neppure se sarebbe stato possibile sentirmi sul palco. Non sapevo bene cosa fare, il testo continuava a decomporsi nei miei ricordi. Maledivo la mia memoria che quando è sotto pressione va a comprarsi le sigarette facendo finta di tornare subito.  Io facevo lo sciolto, prendevo qualche lattina di birra dal camerino, qualche patatina. Il tutto mandava sensazioni alterne, perlopiù spiacevoli. La birra era calda e le crik crok vecchie. Poi bighellonando in giro ho scovato un sacco per la boxe. Era all’angolo dell’area cinema. Non l’avevo mai visto prima. Comincio a tirare pugni. Sono passati diciassette anni dall’ultima volta, i polsi accusano subito la percussione. Sorrido e mi sento bene. Le nocche diventano rubine, come melette sulle guance. Mi sento in salute e respiro.

Ci torno al sacco. Più volte. Colpisco non curandomi di quello che avrebbe potuto pensare la gente nella sala. Colpisco e colpisco più forte. Comincio a rilassarmi. Il live passa in secondo piano. Ora il mio intento è tirare di boxe il più possibile. Appena sono solo vado. La mano destra comincia a fare male.

Quando salgo sul palco sono piuttosto calmo, ricordo il testo senza problemi e i Romanes fanno quello che devono fare con la consueta potenza. Resto un pò con gli amici a bere ma verso la fine ripasso al sacco, per i saluti. Gli lascio un pò di sangue sopra. Ferite sacre, luogo in cui sfocia la pressione, che invece di uccidere sboccano ad un punto d’arrivo.

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