Almeno tu nell’Universal

Blur : rock in roma

Vi dico la verità, non contavo molto sul concerto dei Blur. Avevo visto un dvd live del 2009 e la performance del Coachella 2013. Non ero rimasto convinto. Quest’anno poi ho saltato, per via del lavoro, tantissimi live che avrei voluto seguire e solo con la stagione estiva mi sono rifatto (le orecchie). Ma il punto è che il live dei Blur resterà davvero impresso nella mia memoria come una delle migliori esibizioni di sempre. Forse esagero e: sarà che stavo seduto su un divanetto dietro una grande finestra che faceva corrente, sarà che potevo seguire perfettamente tutto perchè ero in alto e piuttosto vicino, sarà che dietro di me c’era l’open bar (si, praticamente in paradiso!) e che quindi avevo raggiunto il mood giusto ma credo che mi verrà voglia di cantare le loro hit per delle settimane. E non sarò il solo. Orfani degli anni 90, che vedevano la sagoma dell’Albarn in tuta ritagliata su quelle orride immagini di gente in piscina (in confronto “Boys, boys, boys” era cinema puro) nel video Girls and boys , brano di apertura che ci fa finire tutti a saltellare con le immagini dei corridoi dei nostri licei mentre qualche compagno diceva: “si, però sono meglio gli Oasis!” si può dire che eravamo tutti felicemente assetati. Normalmente mi sarei pure imbarazzato a dimostrare tanto entusiasmo pubblico per gli esponenti del britpop, insomma io ascolto il rock, io sono alternativo, etc. Ma guardavi Coxon fissare la sua pedaliera, quella canaglia di Damon saltellare pugilisticamente come il miglior ultrà inglese senza mollare mai e quante? Settecentomila persone cantare all’unisono tutti i brani?  Complicato resistere a tutta quell’energia. Poi, in fondo, chi se ne frega se sto cantando Country House e di Song 2 non si capiva neppure se Coxon avesse sbagliato accordi, la voce della folla copriva ogni cosa. Musicalmente non è stato un concerto senza sbavature, suono un pò troppo trascurato e qualche strana dissonanza (mentre la voce mi è parsa perfetta) ma questa è stata la gioia più forte. L’imperfezione che saliva in cattedra dimostrando che la musica ancora una volta si fa con l’energia. Si, per una volta senza malinconia, neppure quella di The Universal che svanisce quando il biondo apre le mani nel gesto teatrale del ritornello rendendo paracula ogni cosa esistente. Quella meravigliosa cattiveria inglese che tanto ci era piaciuta in Trainspotting.

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