Io faccio ombra

Byron Rink

Un uomo al bar di legno pontifica sui mondiali e sui regali fatti alla squadra del Brasile. Il barista lo ascolta annoiato,  si infastidisce quando il discorso diventa politico.

Che senso aveva costruire uno stadio nell’amazzonia. Duecentotrenta milioni è costato. Hai visto quanti si lamentano, muoiono di fame, li stanno a prenne a mazzate…

In poco tempo non ascolta più nessuno. L’uomo che somiglia un pò a Sting rimane socialmente solo. Finisce il suo caffè, paga e se ne va.

Io ho caldo, sono più ombroso del solito, quasi concentrato. Il nuovo disco dei Dirtyfake cadrà praticamente con il mio compleanno nell’aria. Ho i testi liquidi che si muovono nei miei pensieri. Piccole sillabe che si spostano, che non entrano, troppe nella metropolitana della prosa, che sudano copiose d’estate.

Affronteremo le zanzare – mi dico – e  i nemici della band. Ho bevuto pessimi Banana daiquiri e devo rifarmi il palato!

La metropoli scotta, ma non è un noir, di irrisolto non c’è un crimine, solo una guerra con la banalità.

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