Il giorno della nostra sana follia

Dirtyfake dal vivo allo Spazio Ebbro - Foto di Silvia Mariotti

Dirtyfake dal vivo allo Spazio Ebbro – Foto di Silvia Mariotti

Non so da dove cominciare per descrivere il live di ieri sera. Magari dal pubblico. Non c’era molta gente ma questo ha reso più intima l’esibizione di Zanotti che ha riassunto la situazione con un lapidario “sti cassi degli altri”. In effetti non ci è importato molto di chi fosse fuori. La posizione del nuovo spazio ebbro confina con una trentina di metri di tangenziale est. E’ come un piccolo porto, con la nebbia attorno. Mentre passano le auto fino all’alba si ha l’impressione che nulla possa avere senso rispetto a ciò che stai facendo. Ma il valore lo si può trovare proprio nella sensazione dell’esistenza di due mondi, uno che corre verso una direzione inutile e uno fermo, a godersi il momento. Alle auto non interessa la tua musica e tu non hai voglia di infilarti nelle code, in quel teatrino che da sempre trasforma in qualcosa di peggiore. In questo senso di incomunicabilità tra le due realtà, sorseggi Oban in un bicchiere e fumi, in attesa di suonare. E’ una vita diversa.

Il live è andato bene, grazie anche alla presenza di un felino randagio color tenebra, che ti batteva il cinque con le unghie ritratte. Ora sono di nuovo fuori da quel momento ma in fondo sento di dover ringraziare le persone coinvolte, dai ragazzi della band allo staff dello Spazio Ebbro, Emiliano Dattilo dei Pure e Max.

Di Max mi terrò stretto i complimenti.

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