Le foto professionali

Byron Rink - foto di Alessandro Paris

Byron Rink – foto di Alessandro Paris

Tempo fa, testando la mia antipatia, chiesi ad un vecchio amico il motivo che lo spinse a non invitarmi al suo matrimonio. Lui si imbarazzò per la richiesta ma lo tranquillizzai spiegandogli che non me l’ero presa e che, anzi, aveva dimostrato un certo tatto sapendo quanto odiassi andare ai battesimi, cresime, matrimoni etc. La nostra fu una amicizia piuttosto soldida per una manciata di anni poi ci siamo allontanati ed infine ritrovati virtualmente sui social. Così, rassicurato, colto da uno strano slancio di sincerità mi confida che in questi anni è stato invidioso. Anche lui cantava all’epoca ed oggi avrebbe potuto suonare al circolo degli artisti se le cose fossero andate diversamente. Avrebbe avuto molte foto professionali, droga ed un sacco di figa. Invece ora è sposato e la sua vita ormai andrà così. Mi fa immediatamente ricordare il perchè del nostro allontanamento e in un momento di fastidio gli suggerisco che per cantare “al circolo” servivano più di quelle sue tre serate di karaoke e che forse sottovaluta la fatica del percorso e sopravvaluta il mio arrivo. Mi risponde che non so nulla della sua vita e di come sia difficile essere adulti. Lascio il messaggio senza risposta. Alla fine cosa avrei potuto rispondere? Forse è meglio lasciar correre…

Ma se leggi quest post sappi che ci ho ripensato e trovo offensivo il tuo modo di pensare. Ti auguro un figlio, per seppellirti definitivamente.

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3 pensieri su “Le foto professionali

  1. ma sta gente perchè non si assume la responsabilità di scegliere, e non farsi travolgere dalla vita, anzichè coltivare livore gratuito? io eccedo troppo spesso in buona fede, ma soggetti di questo tipo a volte hanno davvero il potere di farmi partire l’embolo.

    • Francesca lo sai che in fondo hanno scelto. Mi viene in mente uno dei migliori incipit di sempre: “Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita”. Tralascio la parte che riguarda l’eroina. Non vorrei scrivere ovvietà! 😉

  2. scegliere ed “essere adulti” , come amano dire, significa accettare il dolce e l’amaro del percorso intrapreso, però. se scegli la confortevole prigione dell’orticello in cui sei nato, poi non venire a lamentarti con me, che a 30 anni e passa ho mollato l’orticello perlomeno per “rischiare” una vita più vicina a quella che sono (anche perchè anch’io devo fare i conti con un bel po’ di fiele, anche e magari non lo vomito addosso al primo che passa). questa gente davvero non si rende conto.
    comunque mi hai dato un’idea, devo suggerire al mio coinquilino di vedere Trainspotting, giusto per confermare l’immagine di “donna perduta e senza fede” che ha di me 😀

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