iFest: The Bone Machine + ZEROCALCARE e Toni Bruno

iFest -  The Bone Machine

iFest – The Bone Machine

C Inside sta per cambiare, non sarà più il diario scolastico dei Dirtyfake bensì una vera fanzine che si occuperà di quello che ci piace. Io la butto qui in maniera sommaria, più avanti vi spiegherò meglio il progetto. Per ora accontentatevi di sano Gonzo giornalismo. Buona lettura!

Io e Vale non amiamo troppo gironzolare alle serate. Quelle musicali vengono selezionate con il cucchiaino e quando Crucca ci chiama per suggerirci di raggiungerla all’iFest ci guardiamo dubbiosi.
– Dai, ci saranno i Bone Machine e Zero Calcare gli andrà dietro disegnando mentre suonano.
L’idea di beccare Zero mi sollazza. Vale ogni giorno mi ripete che sono io, suppongo che molti altri ragazzi sentano ripetere le stesse parole. Così le dico – Ok, andiamo, vediamo com’è…
Raccontare il traffico in tempo reale sarebbe inutile, è la solita dannata vecchia storia. Quando c’è un evento i quartieri attorno impazziscono, la vita chiama, l’estate pure. Trovare un parcheggio è come trovare una banconota da sessanta euro. Dopo più di un paio di bestemmie scoviamo un buco. L’auto la lasciamo un pò inclinata, il suo muso fa l’amore con un albero, il solo modo per non lasciarle il culo in mezzo alla via. Uno dei pregi di questa città è la capacità di autogestire i parcheggi. Ogni anfratto può essere usato per mollare l’auto. Un vicolo da Top Cat, l’area di un motorino, in doppia fila con un rudere che non si muove dal suo posto da anni. Se entrasse in un secchione la depositerei con cura. Alle porte della festa c’è la sottoscrizione. Era da un pò che non ne vedevo una, segno dei tempi che cambiano e dei miei gusti che mutano. Non mi sono mai soffermato sul termine. In teoria dovrei firmare qualcosa?
– Ma la sottoscrizione non raccoglie fondi per attuare delle iniziative? Di cosa stiamo parlando? – chiedo a Vale
– La festa è l’iniziativa…
Mi guardo attorno perplesso – La festa è già in atto, significa che i fondi li avevano. Non è che invece finanzio qualcosa che non approvo?
– Byr molla qualche centesimo, magari hanno anticipato i soldi.
E come no, figurarsi. Arrivo agli stand, i costi sono nella norma. Qualcuno ci tiene a farmi sapere che iFest è un festival autofinanziato per dare spazio alla produzione culturale indipendente e (citando mnemonicamente i comunicati) promuovere socialità e aggregazione in un’estate romana sempre più desertificata!
Sembra di sentirla pronunciare, con qualche accento fuori sede urlato al megafono, questa verbosità. Mi accorgo che le sue parole non sono troppo lontane da quelle che sto usando io per il nuovo progetto di “C inside”. Appunto sul taccuino “non usare più le parole bruciate”.
Per mangiare c’è tutta una stramba trafila, bisogna cambiare le monete in gettoni e quindi fare una coda in più. Ora, io non vorrei dare addosso a questi ragazzi, lo so che si impegnano ma davvero non si poteva trovare un metodo migliore di questo?
Danila, incontrata per caso, dice che è un modo per chi organizza di tenere sotto controllo i conti. Più avanti scoprirò che altri stand culinari invece vorranno i soldi veri, lasciandomi una certa difficoltà di smaltimento dei gettoni.

Mi fermo.

Decido che me la dovrò far prendere bene e che non importa se queste zecchette pelandrone non hanno sbucciato le mie patate fritte. Oggi va di moda anche la buccia e…fritta, lo si diceva in famiglia, è buona pure la ciavatta. Mettici più maionese vegan almeno…

Sul palco The Bone machine stanno finendo il check. Andrea e Crucca hanno portato il telo. Sono visibilmente abbattutti dall’antipatia mia e di Vale. Vola qualche battuta di Crucca che con i suoi novanta chili preparto non si lamenta di nulla. Lentamente Vale si scioglie, aveva principalmente fame. Il fraintendimento con gli altri nasce perchè le persone pensano che analizzare una situazione implichi necessariamente una critica negativa. L’analisi invece seppure non possa esimersi dal valutare criticamente (ma chi lo dice che sia una cosa negativa?) è più una scomposizione. Serve a mettere sul tavolo gli elementi. Una prassi necessaria per produrre materiale diversificato.

Ogni artista deve passare per l’analisi.

Anche la macchina per le ossa sta analizzando, il suo suono ad esempio. Quello che sente non la convince. La voce è bassa e il rullante pure. Alla fine delle prove dicono a Calcare di presentare la serata. E’ impacciato, racconta di essere emozionato perchè ascoltava i The Bone machine da ragazzo. La band rockabilly nasce un anno dopo i Dirty. Mi sale un pò di depressione.
– Date la matita al ragazzo – penso – fategli fare quello che sa fare.

Zerocalcare e Toni Bruno

Zerocalcare e Toni Bruno

Quando salgono sul palco i tipi di Lercio me ne vado a prendere del vino. Non perchè io non sia ironico, il fatto è che odio le folle veneranti nei confronti di contenuti semplici. Sarò invidioso ma amo rispettare ciò che posso raggiungere solo con grande sacrificio e volontà. Alla fine delle letture i membri della band si infilano le loro cazzo di maschere e cominciano a schiumare rock’n’roll. Certo, i testi potrebbero essere più ricercati, di sicuro il rock anni cinquanta si somiglia un pò tutto e i ragazzi ogni tanto sgroovano, ma sono piuttosto amati. C’è la tipa con la maglia rossa che si lancia in pista esuberante (seguita dal suo meno certo ragazzo) che sembra voler lanciare parti del suo corpo in giro per il parco. Parte la foga, sale la scimmia, si evocano zombie e inferni, pazzia e alcool. La gente, è dogmatico, esige danzare e puoi anche avere pochi pezzi per fare scacco matto, ma se li fai ballare non se ne accorgono. Ed ecco quindi il sabbetto del non sabato sera. Pogo e rockerolle con Zero e Tony Bruno che ci danno giù di pennarelli. Mi fumo una delle sigarette americane di Danila, Crucca ed Andy tornano a casa che sono stanchi. Io mi filo un pò la situazione festaiola, questo “dias de los muertos” cocomeraro. Poi vado a prendere l’acqua allo stand.
– E’ gratis – dicono
– Come gratis? – chiedo
– Si, l’acqua la regaliamo, la vuoi frizzante o naturale?
La volevo frizzante, come questa serata rinvigorita di bolle gassate, lasciata aperta al buon caso del viandante.

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