Provaci ancora Gondry

Michel Gondry

Dopo le 52 candeline passate, per Michel Gondry (francese di Versailles nato l’otto maggio del 1963 da una famiglia appassionata di musica pop) è il momento di festeggiare anche il passaggio sui canali musicali del nuovo video girato per The Chemical Brothers: “Go”. Lui, che proprio per il duo inglese di musica elettronica firmò “Let forever be” uno dei videoclip più raffinati degli ultimi vent’anni, dove lo spazio veniva abilmente piegato alla visione personalissima dell’autore: una sorta di poetica capace di inventare il metaeffetto.

Alla fine degli anni ottanta il giovane regista/batterista comincia a girare per la sua band una serie di video musicali che lo fanno notare nell’ambiente da nomi altisonanti come Lenny Kravitz, Terence Trent D’Arby e in particolare Björk, che lo vorrà accanto per il suo debutto solista. Sarà infatti Gondry ad affiancare ad “Human Behaviour”, il primo singolo della cantante islandese, le sue fantasie fiabesche. La collaborazione consacrerà Michel come uno dei videomaker più influenti e talentuosi della piazza. Il video vincerà numerosi premi e l’affiatamento tra i due darà vita ad altre sei produzioni.

Ma oltre a lavorare con artisti come Radiohead, Daft Punk, Rolling Stones, The White Stripes, Foo Fighters (solo per citarne alcuni!), Michel Gondry è stato uno dei pochi registi che sia riuscito nell’impresa di portare lo stile e l’estetica del videoclip nel mondo del cinema. Nel 2001 infatti viene scelto da Charlie Kaufman (all’epoca lo sceneggiatore più talentuoso di Hollywood, reduce dal successo personale con il geniale e bizzarro “Essere John Malkovich”) per girare il suo secondo copione: “Human Nature”.

Il film fu sufficientemente valido e nonostante alcune perdite di ritmo durante la narrazione, risultò strano abbastanza per destare l’interesse del grande pubblico. Andando oltre i risultati al botteghino la pellicola ebbe il merito di aver fatto incontrare i due visionari (Gondry e Kaufman), che nel 2004 riuscirono nel miracoloso intento di svecchiare le storie d’amore cinematografiche con il loro capolavoro: “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. Uscito da noi con l’infelice e fuorviante titolo “Se mi lasci ti cancello”, il lungometraggio si guadagnò presto la sua fama di pellicola di culto offrendo a Jim Carrey la possibilità di recitare anche ruoli drammatici e mostrando una variopinta Kate Winslet in tutta la sua eccezionale bravura.

Con il cinema e le grandi produzioni la poetica del francese evidentemente si rafforza . Le sue invenzioni, i suoi mondi di cartone creano una sorta di cinema pop-up, la sua inarrestabile voglia di racchiudere illusioni ottiche ce lo rendono vicino tanto al grande Georges Méliès quanto al geniale videortista Zbigniew Rybczyński  (quest’ultimo verrà velatamente omaggiato in “Come into my world”, girato per Kylie Minogue). Per Gondry lo schermo cinematografico è come un teatrino dei burattini e l’ago, il filo o la colla devono essere mostrati poichè facenti parte dello spettacolo. Nel suo terzo film “L’arte del sogno”, il mondo onirico di Gael García Bernal/Stéphane Miroux sarà la realtà più materica vista nei sogni. Il cavallo di pezza e bottoni ne diverrà il simbolo.

E proprio i trucchi, in fondo, saranno i protagonisti di “Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm”, scalcinata vicenda di due amici (Jack Black e Mos Def) che smagnetizzano per errore le videocassette di un videostore. Il loro spassoso tentativo di rigirare i classici con dei remake amatoriali li farà diventare famosi nel quartiere fino al cruciale momento in cui filmeranno una pellicola tutta loro.

Del 2013 è Il suo ultimo film: “Mood Indigo – La schiuma dei giorni” tratto da “L’Écume des jours” di Boris Vian. Romanzo doloroso, seppur romantico, già adattato sullo schermo per ben due volte. Come poteva il nostro Gondry resistere all’intuizione del pianocktail, invenzione olfattivo-musicale dello scrittore che ricorda proprio il piano/action painting citato nel suo documentario “I’ve been twelve forever”? Insomma, non è certo la vitalità che manca a Michel Gondry, un artista che con la sua infinita creatività e il suo talento sta scrivendo la storia di un cinema moderno, ludico e sognante. (Byron Rink)

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