Pixels (…ovvero: Pixel bruciati!)

PIxelsLa premessa: Kevin James è il presidente degli stati uniti ed è anche la cosa più credibile dell’intero film. Chiariamoci quindi, alla fine dei giochi è evidente che il soggetto del corto di Patrick Jean del 2010, ossia la geniale invasione aliena-pixels, è stato stuprato e riproposto in salsa Sandler, family approved.

Non basta puntare il dito verso lo schermo, riconoscendo e disconoscendo vecchie gioie. Compare Pac-Man, Q*bert, Donkey Kong…ma non fatevi ingannare, non sono loro. Anche solo soffermandosi su un punto di vista estetico la riproduzione dei pixels è tutta sballata. Il corto originale era sicuramente accessible, pratico ma allo stesso tempo nostalgico e preciso, mentre Pixels di Columbus è tutt’altra roba. In due minuti verso la fine viene allestito il set più interessante, quello di Donkey Kong, con il “Sand-man” versione Jumpman. E in altrettanto poco tempo ci accorgiamo di quanto siamo stati presi in giro, ancora una volta la parola nerd è servita come se stessimo al fast food. Nulla di tutto questo è vero, ne accettabile. Una storia esile con personaggi fastidiosi che cercando di relazionarsi con il mondo dei videogiochi.

Centipede, Asteroids, Frogger, Defender, Space Invaders, Galaga, Dig Dug… tutti loro, vecchi amici, se li avete giocati vi ritroverete in un episodio di ai confini della realtà. Eye of the beholder, ricordate? Ambientato in un ospedale del futuro. I volti dei personaggi non vengono mai mostrati, c’è una donna che minaccia il suicidio, troppo brutta per vivere. E poi si scopre che la normalità è quella di avere una faccia deforme… tutti accettano questo fatto a tal punto che la donna in realtà è bellissima e si vergogna di esserlo. Come ci ricorda Rod Serling intervenendo sul finale: “La domanda che nasce spontanea è questa: dov’è questo luogo? In che epoca siamo? Che mondo è mai questo dove essere brutti è bene e essere belli è male? Non è questo il punto. Il punto è che il vecchio proverbio è vero e che la bellezza è un concetto molto relativo. Adesso o tra cent’anni, su questo pianeta o dovunque altrove sia presente la vita umana non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace. Questa è la lezione che dobbiamo imparare ai confini della realtà.”

Eccoci, siamo qui, ai confini della realtà. In sala c’è chi ride, famiglie felici. Padri che portano i figli. I nerd del 2015 che, saltati fuori da una puntata di The Big Bang Theory, sono tutti commossi. Applausi, applausi. E noi altri usciamo di scena con questo suono che tornerà, sicuro, nei nostri incubi.

Paradossalmente sono riusciti ad azzeccare un unico dettaglio, sfuggevole, ma gradito: il povero Peter Dinklage costretto a partecipare a Pixels (si presume per rifarsi la cucina) interpreta un personaggio che per modi e soprattutto acconciatura ricorda il “vero”, virgolette doverose, campione di Donkey Kong, Billy Mitchell. Ecco, se siete interessati, evitate Pixels e recuperatevi il documentario del 2007 firmato da Seth Gordon e ancora inedito in Italia, “The King of Kong: A Fistful of Quarters“. Qui, voi amanti dei pixels, troverete vere soddisfazioni. Oppure, piuttosto, rivedetevi Wreck-It Ralph. Ma lasciate stare il pantume di film con Adam Sandler e combriccola, è un dolore che non vi auguro.
Per il resto è con orrore che durante i titoli di coda mi ricordo di Chris Columbus, al secolo Cristoforo Colombo (ma nessuno ne parla) e della sua pagina IMDB che segnala tra i prossimamente un nuovo film di Gremlins, mentre lui va in giro minacciando di aver scritto la sceneggiatura di Goonies 2….Ho detto tutto. Game over. Insert coin.

Valerio Di Giovannantonio

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