Double feature: un saluto per Wes

double-featureLa rete è già invasa di articoli riguardanti la scomparsa di Wes Craven. Ancor prima del giornalismo gli status dei social ci  fanno venire a noia le notizie. Ma il punto è che non stiamo parlando dei deliri di una soubrette e neppure dell’ultima bugia  di un politico, parliamo della fine di Wes “nightmare” Craven. Buttare giù un pezzo era doveroso.

La parte biografica si può riassumere così: Wesley Earl Craven nasce a Cleveland nel ’39 e per fare cinema rinuncia a tutto,  anche ad un lavoro comodo come quello di insegnante. Lavora come montatore e conosce Sean S. Cunningham che nel 1971  realizzerà il suo secondo film con Wes, un hard chiamato “Together”. In seguito i due cambieranno l’horror e la cultura pop  anni ottanta (e non solo) inventando i due mostri più importanti e riconoscibili dello slasher movie: Freddy Krueger e Jason  Voorhees.

L’anno successivo Wes realizzerà il suo primo film da regista: “The Last House on the Left” che ebbe il pregio di rendere  Craven il regista più controverso del pianeta. La sua storia di stupro inaugurava la stagione dei rape-revenge (nello stesso  anno uscirono “Violenza carnale per una vergine” e “Cane di Paglia“) anticipato di pochi mesi solo da John Waters con “Multiple Maniacs” e da David Durston con “I Drink Your Blood“, registi che videro cadere i tabù sociali e cominciarono a  girare pellicole sempre più estreme rendendo gli anni settanta il decennio cult per l’exploitation. Ma è con il disturbante  “The Hills Have Eyes” che Craven comincia la sua ascesa.

Credo che “Le colline hanno gli occhi” sia stato il primo film a mostrare i “downwinders” in azione ovvero i risultati  genetici dei folli test nucleari effettuati dagli Stati Uniti negli anni cinquanta. Quei mostri vendicativi e pazzi erano il  frutto marcio della realtà occidentale, gli scheletri nell’armadio della società perbenista americana. Se, a suo modo, “The  Hills Have Eyes” può essere considerato già un vero e proprio cult dovremo attendere un paio di film tv e due pellicole sottotono per arrivare alla genesi di uno dei mostri più iconici della storia del cinema.

Con Freddy Krueger si può  tranquillamente affermare che Craven fece per il cinema quello che Bram Stoker o Mary Shelley fecero per la letteratura:  generarono mostri indimenticabili ed imprescindibilmente connessi alla società del periodo, importanti e seminali quanto  figure reali.

A Nightmare on Elm Street” è dunque il vertice della produzione del regista. Era il 1984 quando questa strana (e più riuscita)  rielaborazione del boogeyman, l’uomo nero, entrò nelle sale interpretato dall’irriconoscibile Robert Enlgund per cominciare a  sviscerare le crepe della suburbia americana…

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Ora ci concederemo un esperimento, come accadeva nelle sale d’exploitation faremo un bel double feature. L’articolo sarà  terminato da Valerio di Giovannantonio che è di una generazione diversa, più giovane, della mia. Solo per fissare l’ovvietà  che Craven è stato un regista extra-generazionale e che il suo imprinting emotivo parla ancora oggi ad individui di età diverse.

A Nightmare on Elm Street gioca con le paure del proprio tempo, si fonde nel vissuto di chi guarda, consapevole di essere un  racconto nel racconto. Non a caso l’interesse di Craven andrà sempre di più sul “metacinematografico”, con la saga di Scream,  ma anche con l’ultimo sottovalutatissimo capitolo di Nightmare: Nuovo Incubo. L’avvento dell’home video ha poi segnato il  punto di rottura, il passaparola ha determinato il terrore e la fascinazione per l’artiglio di Freddy. Oggi il film continua  ad emanare l’odore del quartiere americano degli anni ottanta, il romanticismo del drive-in e delle favole per non dormire.  Osservare il processo culturale che ha portato l’iconografia di Nightmare ad essere riconosciuta da generazioni così distanti  è l’ulteriore prova di quanto Wes Craven abbia colpito nel segno, creando un “mostro” capace di sopravvivere letteralmente al  suo tempo e sembrare subito riconoscibile, a partire dalla silhouette. A differenza del lavoro svolto su Scream, in Nightmare  la passione e la devozione al genere Horror si legge nel sottotesto, nel gioco di paure tra sogno e realtà, nella  composizione onirica e soprattutto nella rilettura del genere.

Il decennio di cinema Horror di Craven racchiuso tra i suoi due incontri diretti con Freddy Krueger continua ad approfondire  le ossessioni della suburbia americana e le tematiche sociali più discusse. Propone un interessante rilettura del   Woodoo-Zombi ne Il Serpente e L’Arcobaleno (in cui spezza la tradizione Romeriana e torna sulla strada di White Zombie,  approfondendo il suo gioco di realtà/visione), la classica casa infestata ne La Casa Nera, forse il suo film più politico e  diversi filmetti simpatici come Dovevi Essere Morta o Vampiro a Brooklyn. Per Sotto Shock, invece ci vorrebe un discorso a  parte, film non pienamente riuscito ma molto interessante. La visione onirica tipica della serie Nightmare si fonde allo  zapping puro, molte sequenze sono davvero interessanti, grazie al film, Craven può omaggiare tutto l’horror del decennio  precedente e criticare: Ora il mostro risiede nei programmi televisivi.

Sarà con Scream che tornerà alla carica a metà degli anni ’90, circa una generazione dopo gli adolescenti di Nightmare.  Partendo dalle critiche per cui l’horror potesse portare sulla cattiva strada i giovani, Craven insieme all’amico Kevin  Williamson elabora un gioco di ruolo cinematografico con cui scrivere le regole del genere, saltellando tra paraodia e  slasher ad ogni scena. Scream rappresenta probabilmente il secondo punto più alto nella carriera del regista, ma allo stesso  modo anche l’inizio della fine. Il cinema Horror sta cambiando e un operazione brillante e divertente come quella di Scream  assume un ruolo più nostalgico che funzionale. Ma ancora una volta Craven centra l’iconografia e il suo lavoro più  esplicitamente metacinematografico darà luce a ben tre sequel, l’ultimo dei quali segnerà l’ultimo tassello di una  filmografia tutt’altro che perfetta ma assolutamente necessaria per gli appassionati del genere.

All’epoca delle mie prime avventure cinematografiche non avevo mai visto Casablanca, Viale del Tramonto, Quarto Potere….ma  potevo recitarvi a memoria A Nightmare on Elm Street. La verità è che prima ancora di sapere cosa fosse il cinema, prima  ancora di sapere cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva, già amavo e seguivo gente come John Carpenter, Romero, Raimi, Joe  Dante, Landis, Craven….insomma i ragazzi che in quel periodo erano i nomi del cinema del terrore. E lo sono tutt’oggi. Questo per dire che la notizia della sua perdita è un dispiacere immenso. Il suo nome sta al genere Horror almeno quanto lo  sono le icone che ha lanciato. Mai conosciuto di persona in vita mia, ma era un vero amico…

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