Taxi Teheran e la lettera d’amore di Panahi

Taxi Teheran

Mentre in questi giorni di fine agosto si va a guardare il film solista dei Minion, subendo l’aggessivo marketing di Lillo & Greg (e l’orribile timbro italiano a censura della creatività) troviamo, solitario in uscita, il nuovo film di Jafar Panahi: Taxi Teheran.
Visione d’obbligo soprattutto considerando la storia nella storia del regista e l’attuale situazione rinascimentale del cinema Iraniano, fin troppo celata da questa nostra distribuzione ignorante. “Situazione rinascimentale” si fa per dire, il film di Panahi infatti dovrebbe appunto mettere il dito nella piaga, ma l’arte cinematografica iraniana nel suo muoversi underground eleggendosi al di sopra della censura, della “legge”, delle bugie, diventa un movimento di pura ispirazione e praticità che richiama le caratteristiche della nouvelle vague.

Dal maestro Kiarostami ad autori come Asghar Farhadi che con i suoi splendidi: About Elly, Una Separazione e Il Passato è riuscito a catturare l’attenzione mondiale. Il cinema iraniano nella sua potenza viscerale mossa da una situazione sociale complessa, è tra i più interessanti del panorama moderno e nonostante questo non trova la giusta visibilità, soffocato da un pubblico (una popolazione) che sempre di più si avvicina alle conclusioni distopiche dei più noti testi di fantascienza.

Possiamo infatti citare titoli come il bellissimo Fish & Cat di Shahram Mokri, The Hunter di Rafi Pitts, I Gatti Persiani di Ghobadi e tanti altri che salvo per una piccola fetta di amatori, la solita casta della “nicchia”, sono passati in sordina.

Allora, se alla nicchia dobbiamo appartenere cerchiamo di smuoverla un pochino. In sala, al cinema, l’importante ritorno di Panahi che in seguito all’arresto nel 2010 per aver partecipato ai movimenti di protesta contro il regime iraniano e conseguente rilascio su cauzione, fu condannato a 6 anni di reclusione e come se non bastasse gli venne imposto di non dirigere, scrivere o produrre film ( in patria all’estero) per almeno 20 anni! In piccolo potete leggere: “non puoi parlare.”
Nonostante questo Panahi (autore di Oro Rosso, Offside, Lo Specchio e altri) dal 2010 ad oggi ha diretto ben tre film senza mai negare la propria voce, anzi urlando il più forte possibile. Motivo per cui oggi è essenziale ascoltarlo.

In Taxi Tehran il regista si improvvisa inesperto tassinaro, evadendo dalla reclusione gira per le strade e riprende i suoi passeggeri. Darren Aronofsky in qualità di presidente della giuria all’edizione di Berlino 2015 ha consegnato a Panahi l’Orso D’Oro e del film ha detto: “«Le restrizioni sono spesso fonte d’ispirazione per un autore poiché gli permettono di superare se stesso. Ma a volte le restrizioni possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto e spesso annientano l’anima dell’artista. Invece di lasciarsi distruggere la mente e lo spirito e di lasciarsi andare, invece di lasciarsi pervadere dalla collera e dalla frustrazione, Jafar Panahi ha scritto una lettera d’amore al cinema. Il suo film è colmo d’amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico…».

Taxi Teheran lo potete trovare in sala distribuito dalla nuova casa di distribuzione CINEMA. Facciamoci sentire.

(Valerio di Giovannantonio)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...