Restauri, doppiaggi, oltraggi e 8 1/2

8_mezzo_criterionLa questione “scegliere un film” non è più solo tra questo titolo o quello, ma addirittura siamo arrivati a valutare quale versione dello stesso film sia migliore.  Ad esempio, Star Wars e le follie del suo creatore: oggi Han spara per primo, domani no. Poche rocce, troppe rocce. Jar Jar Binks sinonimo di dito medio di Lucas verso il suo pubblico. Oppure Indiana Jones che da noi vanta l’incubo del nuovo doppiaggio di Pino Insegno, o Il Padrino (e per un periodo anche Lo Squalo) che nella nuova edizione non presenta l’audio italiano originale e tutti a menare (giustamente) le mani, poi c’è la recente uscita del montaggio alternativo di X-Men Days of Future Past:  la Rogue Cut, che include un personaggio assente nella versione cinematografica.
A pensarci bene però, in questi casi, la scelta non è così difficile: mai doppiare, Han Solo spara per primo e…che ci frega di Rogue se tanto non è Kitty Pride a viaggiare nel tempo?

Non molti (pochi) di noi sono anche fissati con l’aspetto audio/video. Eccomi, inutile negarlo. Si parte dai torrent giudicati a prescindere del film in base alla qualità audio visiva offerta, per arrivare poi alle nuove tecnologie in alta definizione. I bluray che all’epoca sconfissero l’HD DVD, quello rosso, il figlio stupido che ha rinnegato la cultura della playstation. Errore fatale.

Chi bazzica il settore lo sa, non sono pochi i finti bluray. Così come non erano pochi i finti 16/9. Anche con le VHS eravamo abituati a prese in giro immani. Ma ricordate i tempi delle VHS? Come era più semplice? Si vede male…embè? “Inizia il film, tracking”. Splendido. Ingenuo ma splendido. Nulla in confronto a oggi, perchè se da una parte ci abbiamo guadagnato non poco, visto che l’esperienza homevideo ha raggiungo livelli che vent’anni fa erano impensabili, dall’altra siamo schiavi della perfezione senza comprendere nemmeno cosa sia questa fantomatica “perfezione”. Tron è mai stato perfetto? No, però la sua massima era abbastanza chiara: “io sto con i creativi” (user in originale).

Ebbene, non basta acquistare. Non basta dire: “è uscito il bluray, ottimo, ora posso godermi il film come se fosse la prima volta”. Bisogna ricordarsi di un arte che fortunatamente non è ancora perduta ma resta silenziosa al grande pubblico, nascosta subito prima i titoli di testa o subito dopo i titoli di coda: il restauro.

Restaurare un film significa, in primis, conservarlo. Bisogna avere cura della pellicola. Oggi viviamo nei tempi del digitale e siamo tutti pronti, giustamente, a darci le pacche sulle (s)palle. Anche il cugino stupido di Nonna Papera può uscire per strada e fare un film, perchè sono generazioni fortunate queste….mmmh! Si ignora però la splendida ironia della situazione: per conservare un film e per renderlo accessibile ai figli dei figli, nessun hard disk è utile quanto la praticità e la fisicità della pellicola. Quella difettosa, sporca, fragile pellicola.

Un annetto fa, più o meno, è uscito il nuovo restauro di 8 1/2 di Fellini in bluray. In alta definizione per la prima volta nel nostro paese, mentre all’estero le edizioni sono ormai multiple….tranquilli, è normale provare vergogna. Da un punto di vista visivo il lavoro fatto è sbalorditivo, ad essere sincero è preferibile addirittura alla splendida versione Gaumont che viene considerata la migliore sul mercato, seppur il nostro packaging è una misera e orribile amaray (che imbarazzo). Notevole ma non stupefacente la versione della “non-veramente-infallibile” Criterion Collection… a proposito, non sarebbe una cattiva idea distribuire più criterion su regione “b”, maledetti!
MA! Un doveroso “ma”. Ci sono delle cose da considerare. Su tutte, la problematica dell’aspect ratio, che nove volte su dieci viene “plasmato” a seconda delle nuove esigenze. Sembrerà strano ma, nel riproporsi, un film non è mai lo stesso. Una volta era un dogma insindacabile, tant’è che si diceva che a prescindere dallo sforzo comune della produzione, il risultato finale, quello che i spettatori vedevano in sala, passava per le mani sapienti (o meno) dei proiezionisti. Questo era quando gli ultimi della lista avevano il compito più importante. Oggi i proiezionisti quasi non esistono più, in un certo senso sono quei omini chiusi nella loro stanzetta a calibrare il video e che hanno ereditato il compito o per meglio dire: la traduzione di quel compito per il ventunesimo secolo.

Ogni restauro, ogni nuova edizione, presenta caratteristiche positive e negative. Appunto: l’AR sopracitato ma anche la gestione dei bianchi e dei neri, la colorazione, la luce, la correzione che può tanto risolvere quanto cambiare o peggio “snaturare”. Nel caso di 8 1/2 vediamo infatti come si sono completamente perse delle scelte registiche di Fellini, ad esempio la sovraesposizione (eccesso di luce) di alcune scene. L’esemplare e famoso primo piano di Mastroianni che si tamburella il naso, sono oggi fotogrammi resi dal restauro altrettanto iconici e meravigliosi ma drammaticamente “diversi”. Altro scarto nostalgico è quell’idea, all’uscita del film, di evidenziare determinati momenti in seppia o azzurrino chiaro, per creare una sorta di differenza tra “il sogno” e la realtà narrativa. Non fraintendete però, il bluray del film di Fellini è bellissimo, va acquistato, rivisto e goduto. Normale però, da cinefili badate bene, sottolineare diverse perplessità. Piccoli cambiamenti che possono essere sia impercettibili, sia fastidiosi.

Il dubbio: esiste davvero una versione definitiva di un film? Possiamo mettere l’anima in pace a Ridley Scott che ancora si sveglia nel cuore della notte tutto sudato per rimettere mano su Blade Runner?

L’unica versione definitiva, forse, è quella che vive nel ricordo. Quando vedi il film la prima volta. Oppure no, non esiste. Se il cinema è un sogno allora l’unica vera versione di un film resterà sempre e solo nella mente dei sognatori, quei registi che un tempo avevano una visione e la esprimevano. Si esprimevano. Si mettevano in gioco. Soffrivano e morivano per un film.
8 1/2 ancora un volta può essere chiamato in causa essendo insieme a pochi altri film (uno su tutti il meraviglioso Effetto Notte, “La Nuit Americaine” di Truffaut) esempio supremo di metacinema.

Considerazioni a parte, il fatto è che è sempre più impensabile un mondo cinematografico senza i capolavori del passato. Il restauro è un arte fondamentale, che va presa sul serio. Bisogna smettere di concentrarsi sul doppiaggio o su i fantomatici extra: “nuove scene”, “scene eliminate”, “gag reel” o chissà quali nuove diavolerie. E’ tutto molto divertente ma torniamo a parlare di film, torniamo a parlare di sogni.

Valerio di Giovannantonio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...