Festa Del Cinema di Roma, 16 Ottobre – Intro, Coen e Truth!

coen_joel_francesE’ con Truth che si apre la decima edizione del festival del cinema di Roma, ribattezzata nuovamente “Festa del cinema” dopo il passaggio di direzione artistico. Un nome che da solo è emblema dell’assenza d’identità di una organizzazione che cerca da un decennio di inserirsi nella competizione internazionale sfruttando l’eco della capitale ma che continua ad essere oscurata dagli “eventi” più importanti situati più o meno nello stesso periodo. Da Cannes e Venezia assimila le anteprime, i rimasugli e i titoli più chiacchierati senza presentare quasi mai quel prodotto originale e unico capace di ricevere le attenzioni della stampa mondiale. Ad esempio è stato perso nella contrattazione con il distributore il nuovo film di Spielberg: “Bridge of Spies” che vedrà il buio delle sale soltanto a Natale. Nelle scorse edizioni curate da Muller si cercava con ossessiva compulsività “la prima internazionale” col rischio di scadere in prodotti di scarsa qualità. Invece titoli come Dallas Buyers Club o Her, entrambi nella stessa annata, già presentati da altre parti e i film di punta a target adolescenziale (tipo Hunger Games) hanno riscontrato il successo più grande. Quest’anno l’indirizzo “Festa” voluto da Antonio Mondo e Piera Detassis ci riporta alla concezione originale, ossia non proprio un concorso ma un raduno di nomi e titoli nella speranza di lasciare per la prima volta in dieci anni il segno di un organizzazione riuscita. C’è da dire che su carta il programma della decima edizione è probabilmente il più interessante, un budget ben gestito tra generi e nazioni che guarda tanto al commerciale quanto all’artistico. Anteprime internazionali non è più la parola d’ordine, ma cultura e intrattenimento si fanno largo cercando di allontanare quello spirito competitivo che ha caratterizzato le nove edizioni passate. Un decennio di fallimenti? No, perchè a Roma è sempre stato possibile trovare delle perle nascoste che per ragioni oscure sono rimaste relegate alle singole proiezioni. Ad esempio titoli magnifici come Hard To Be A God di Aleksey German (da poco reperibile in bluray all’estero grazie all’etichetta Arrow) kolossal epico girato allo stato dell’arte e presentato postumo al Festival di Roma; gli ultimi film di Miike e To tra cui lo splendido Drug War che era stato annunciato per la release in dvd qualche mese fa, ma che ancora resta inspiegabilmente senza distribuzione; oppure quella perla indie di Alexandre Rockwell presentata nel 2013 “Little Feet”, uno dei film più intimi, semplici e spiazzanti che io abbia mai visto sotto il tendone dell’auditorium in questi anni. Tutti titoli che il festival romano ci ha regalato e che consiglio caldamente a chi legge di segnare e recuperare. Ebbene, non è mai stato un gran festival ma ciò non toglie le grandi occasioni che in questo decennio sono state proposte al pubblico capitolino. Quest’anno Ronda ha promesso molto, vedremo quanto riuscirà a mantenere.

La prima giornata ha visto protagonista il film di stampo giornalistico “Truth“, ma anche un (sempre breve) incontro con Joel Coen e Frances McDormand. Entrambi presentati in Sala Sinopoli dell’auditorium di Roma. L’incontro con il Coen privo di fratello si orienta chiaramente sulle dinamica di coppia tra lui e la consorte Frances “Fran” McDormand, entrambi usciti fuori dalla rubrica di Ronda e il suo salotto di New York. Anche perché i due si trovano nella penisola in ferie, breve pausa per lei dopo il successo clamoroso e meritatissimo di quel gioiellino di Oliver Kittridge e per lui aspettando la release (a febbraio) del nuovo film “Hail,Caesar”. Nulla di nuovo sul fronte incontri, solito montaggio farlocco di clip con annesso commento da parte degli ospiti. Joel Coen di natura riservato e silenzioso ha fissato il microfono per tutta la durata mettendo due parole in croce, mentre Fran divina e solare ha conquistato il palcoscenico.
Ad ogni modo, nessuna rivelazione. Più gradevole è stato invece ritrovarsi l’allegra famiglia (compreso il figlio, quello nel pancione in Fargo) seduta tra il pubblico alla prima di Truth.

Gli interpreti assenti, Robert Redford e Cate Blanchett, hanno rilasciato la classica introduzione video proiettata ad inizio visione. Ci dispiace non essere lì, bla bla bla.
Il film è l’esordio alla regia di James Vanderbilt, basato su una storia vera. In sala era presente anche l’autrice del libro, protagonista degli eventi narrati. Nulla per cui strapparsi i capelli, banale il modo didascalico in cui Vanderbit sottolinea i moralismi di una storia che si impone di fare leva sull’interessante valore etico ma senza sfruttare mai veramente il potenziale. Lineare e ben interpretato, Truth è un film con dei punti di forza innegabili, resta però il fatto che il giudizio generale sia abbastanza tiepido. Funziona poco e niente il cast ensamble, non aiutato da una sceneggiatura costruita a cercare l’effetto e non l’equilibrio del racconto. Il risultato è quello di mostrare personaggi piatti, talvolta inutili, con l’eccezione del ruolo protagonista di Cate Blanchett, ancora una volta in stato di grazia. A quest’ultima infatti vanno i meriti di aver impreziosito un prodotto di altrimenti bassa qualità, con tutto il rispetto per la storia che cerca di ritrarre un tema a cui trall’altro tengo particolarmente. Motivo in più per dire: poco incisivo.

Durante “la Festa” Cate Blanchett la rivedremo in un altro film che si spera essere migliore di questo Truth, ossia il nuovo lavoro di Todd Haynes “Carol” in cui la Dea è protagonista insieme a Rooney Mara.

Chiudiamo con un breve riassuno, C-Inside coprirà i seguenti titoli di questa edizione:

– Monster Hunt 3D (Nuova follia orientale)
– Junun  (Il documentario di Paul Thomas Anderson e Johnny Greenwood che si preannuncia essere bellissimo)
– The Whispering Star (Shion Sono è un MUST)
– Pan 3D (solita anteprima scrausissima che si spera di vedere almeno in originale)
– Room (Dopo Frank dell’anno scorso, l’attesa per questo titolo acclamato a Toronto è gigantesca)
– Office 3D (Johnny To, Musical, 3D..what else?)
– Mistress America (mentre l’Italia attende quel capolavoro di Frances Ha, Noah Baumbauch procede con la sua interessantissima filmografia)
– Incontro/Scontro Friedkin-Argento (roba strana davvero)
– The Walk 3D (nessuno sembra ricordare quel gioiellino che fu Man On Wire, trall’altro presentato proprio al Festival di Roma qualche anno fa)
– Hitchcock/Truffaut (Cinefili uniti!)
– The End of the Tour (controversa pellicola che vede Jason Segel interpretare David Foster Wallace)
– Grandma (commedia indie diretta da Paul Witz)
– Carol (preceduto da un incontro con il regista Todd Haynes)
– Microbe e Gasoline (a sorpresa il nuovo film di Gondry)
– Incontro con Pablo Larrain e proiezione di El Club (imperdibile, uno degli eventi più interessanti di questa edizione)
– Experimenter (non so che roba è, ma ci sta Winona Ryder ed è quanto basta)
– Legend (Tom Hardy recita insieme a Tom Hardy)

Greetings!

Valerio Di Giovannantonio

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