JUNUN, HAVE A GREAT TIME!

jonny-greenwood-junun-paul-thomas-andersonSin dalle prime immagini di Junun veniamo messi di fronte alla visione ravvicinata di una testimonianza corale di uomini e strumenti, musica e immagini. Difficile etichettarlo come documentario o come “concerto”, quello di Paul Thomas Anderson è una testimonianza che prescinde dal senso di proprietà dell’opera e che si dedica a giocare con le riprese in digitale mostrando i momenti passati in India nel Forte di Mehrangarh alla presenza del compositore israeliano Shye Ben Tzur e il Rajasthan Express per il progetto di Johnny Greenwood dei Radiohead in un amplesso armonico di ritmo irrefrenabile.

Le immagini si susseguono in ordine non cronologico affidandosi all’abile montaggio “dello stile”, incrociando i suoni con il tempo e lo spazio. Le registrazioni diventano agli occhi dello spettatore qualcosa di astratto, senza perdere quel senso di praticità musicale del retroscena, della costruzione, si evolve su più livelli fondendosi con la pura esecuzione nell’inconscio e trasmettendo così un toccante senso di libertà artistica.

L’estetica nella sua semplicità è curatissima, usando la tecnologia del quotidiano si elabora un processo filmico privo di sistemi e regole, attendo e divertito. L’inquadratura entra e esce dalle stanze, non vengono tagliate le imperfezioni di ripresa anzi vengono suggerite come un valore aggiunto. Ci avviciniamo ai volti, seguiamo elementi estranei che solo “casualmente” si sposano alla perfezione con le immagini (tutto è suono) e assistiamo a quelle lunghe inquadrature circolari che da sempre indicano una coralità tecnica e dei corpi a cui il regista si è sempre interessato . Magistrale la sequenza con il drone che sfoggia una panoramica sul volo dei falchi in sincronia quasi testuale con la musica, emblema dell’anima del progetto Junun costruito su istinto e ispirazione.

Paul Thomas Anderson appare in pochi frame mostrandosi con il suo più classico sorriso sornione, evidentemente ancora divertito e affascinato da quel “magico strumento cattura immagini e suoni” di cui è maestro. E Johnny Greenwood, pacato e concentrato in completa trance artistica, viene inquadrato dall’amico sottolineando il suo sguardo fermo e la posizione curva sulla chitarra.

E’ un lavoro nel suo genere più che mai impeccabile, racchiuso in 54 minuti di gioia ritmica e espressiva. Una collaborazione viva e vitale che assorbe. Junun è una delle più alte fusioni audiovisive degli ultimi anni, che non ha la presunzione di voler raccontare una storia già vista, ma lascia che siano le musiche e gli strumenti a formare la struttura portante di questo progetto che evade dagli schemi classici del docu-concerto e si presenta come un ibrido affascinante di suoni, immagini e atmosfere. Impossibile non tenere il ritmo durante tutta la visione.

L’LP di Johnny Greenwood: Junun sarà disponibile da Novembre. Mentre il film è già in streaming dall’8 Ottobre su MUBI, pertanto posso immaginare che sia facilmente reperibile online.

Assolutamente imperdibile.

Valerio Di Giovannantonio

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