Nessuno può portarti un fiore, un corto per celebrare storie sconosciute di coraggio al femminile

Nessuno-2Da qualche parte deve esistere un luogo che ospiti tutte le persone che, a dispetto delle loro vite straordinarie, sono state declassate  a rango di fantasmi  a causa di un mix letale di incuria civica e ignoranza.

In questo posto, inzuppato di sole e vento, è ottobre dodici mesi l’anno. Come se la mitezza degli elementi potesse contrastare – e compensare – l’omertà degli umani. È da qui, mi piace pensare, che Viola Kanka e Stefano Chiovetta, giovani e coraggiosi videomaker italiani, abbiano preso Edera Francesca de Giovanni, Irma Bandiera e Tamara Bunke costruendo intorno a loro un corto intitolato Nessuno può portarti un fiore. Il crowdfunding (raccolta fondi dal basso), conclusosi con successo nelle settimane scorse, rappresenta le gambe su cui queste storie al femminile cammineranno, nei prossimi mesi, durante la lavorazione, per poi arrivare al pubblico.

Il lavoro di Kanka e Chiovetta è nato dalla consapevolezza dell’importanza del ricordo. Coltivare la memoria e far sì che, come un seme, dia i suoi frutti. Questo approccio è il loro marchio di fabbrica. Emerge con chiarezza già dal titolo, che rimanda a un autore italiano, Pino Cacucci. «Lo abbiamo scoperto grazie a uno dei suoi libri più conosciuti, In ogni caso Nessun Rimorso. Siamo rimasti subito affascinati dal suo stile narrativo e dalla sua capacità di raccontare l’interiorità dei suoi personaggi. Da quel momento, è sempre stato un amico fedele da portare in ogni luogo in cui ci sentissimo soli. Viva la Vida, La polvere del Messico, Ribelli, e naturalmente Nessuno può portarti un Fiore».

Due donne uccise per difendere gli ideali della Resistenza, e una che aveva scelto di fare la spia di Che Guevara in Bolivia. Edera, Irma e Tamara, con le loro vite vissute pericolosamente, degne di un’epopea romanzesca, costituiscono il simbolo  del femminile estromesso dalla storia. Così, particolare e universale si fondono. Il filo rosso che accompagna il dipanarsi del racconto è la vicenda del musicista di Sarajevo che, per tre settimane, continuò a suonare, incurante dei bombardamenti in atto, in memoria delle 22 donne assassinate mentre andavano a comprare il pane.
Nessuno può portarti un fiore è stato approvato dalla Universidad di Buenos Aires, che mette a disposizione di Kanka e Chiovetta l’attrezzatura tecnica, e un laboratorio di sviluppo per filmare in analogico. Non è un errore di battitura: i due filmaker sono infatti approdati in Argentina alcuni anni fa, dopo aver studiato alla Film Accademy di Roma.  «Siamo venuti qui perché l’Italia, e forse l’Europa in generale, non offre ancora una buona università di cinema a prezzi accessibili». Un “freno” alla creatività, alla voglia di fare, con cui molti giovani si stanno confrontando, negli ultimi anni.

La peculiarità del progetto è la trasversalità e multietnicità dello staff, composto «da giovani professionisti di tutte le nazionalità. Noi siamo italiani, la direttrice di Arte è cilena, l’aiutante alla fotografia è colombiano. Oltre a questi sono presenti numerosi argentini, ecuadoriani, ecc ecc. Tutti hanno alle spalle una formazione cinematografica e numerose esperienze sul campo, dal teatro alla pubblicità. Si sono subito appassionati al progetto, mostrandoci una forza e una motivazione che andava ben oltre le nostre speranze. Grazie a loro Nessuno può portarti un fiore è diventato giorno dopo giorno, passo dopo passo, sempre più reale».

La conclusione della raccolta fondi ha sancito la fine di una fase, dischiudendone una nuova, ricca di opportunità…e responsabilità. «Adesso, più che prima, sentiamo di dover fare un prodotto che non solo superi lo standard, ma che abbia un valore più che simbolico reale, su quello che veramente vogliamo raccontare».

Naturale, a questo punto, “tornare alle origini”, chiudere il cerchio bussando alla porta di colui da cui tutto è cominciato. «In questi giorni, in cui sentiamo che il progetto ha un qualcosa di reale anche se è ancora qualcosa di astratto, abbiamo cercato ripetutamente di contattare la casa editrice di Pino Cacucci. A breve dovrebbe comunque arrivare la risposta, speriamo positiva». Un passaggio di testimone che merita un “teatro” speciale: quel posto inzuppato di sole e vento.

Francesca Garrisi

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