The Missing

The missingTempo fa parlai con entusiasmo di una nuova serie tv, Amber (2014), creata da Rob Cawley e Paul Duane. Si tratta di una vicenda di sparizione e la serie, in quattro episodi, segue i movimenti degli investigatori e le tracce della ragazza, Amber per l’appunto.

Nel mio breve articolo facevo i dovuti paralleli con lo straordinario Picnic ad Hanging Rock (Peter Weir, 1975), rimasto una pietra miliare nella storia del cinema.Sono passati molti anni dall’uscita del film, che peraltro ho visto solo nel 1990, quando avevo da poco cominciato a scrivere, ma il fascino di un racconto imperniato sulla sparizione di qualcuno, che non si sa dove sia andato a finire, resta sempre lo stesso e la tensione sale.

Questo tipo di storie ha un fascino malsano anche se non ho ancora capito esattamente il meccanismo che mi porta a sviluppare una vera e propria forma di dipendenza, forse perché, quando vedo o leggo qualcosa, non mi interessa analizzarlo.  L’analisi, la meditazione vengono solo se mi decido a usare gli stessi meccanismi per la mia scrittura, cosa che non succede quasi mai.

Tornando ad Amber, ovviamente non posso rivelarne il finale per non rovinarvi il gusto della visione, ma è ancora in giro e gli episodi si possono scaricare da internet; c’è da aggiungere che, poiché detesto le ripetizioni, non mi sono più interessata a serie che avessero una trama simile.

Torno a casa a Massa Lombarda, un paio di settimane fa, e mio fratello mi propone di vedere insieme The Missing, scritta da Harry e Jack Williams e diretta da Tom Shankland, coproduzione di società indipendenti di Gran Bretagna, Belgio e USA e che narra la vicenda di un bambino scomparso senza lasciare tracce.

The Missing, proprio come Amber, si sviluppa in una specie di docu-film (ma non lo è!) in cui si seguono le vicende dei genitori del ragazzo scomparso lungo un arco di otto anni, vari flashback, e in cui ci viene mostrato – oltre a una trama complessa in cui sono in gioco investigatori, genitori e un anziano poliziotto che nonostante lo scetticismo dimostrato non demorde – anche il modo di affrontare il lutto per la perdita del figlio (di cui non si sa nulla e non ne viene ritrovato nemmeno il corpo) da parte del padre e della madre.

La vicenda è serrata, il ritmo incalzante prosegue per tutte le otto puntate. Al punto che per vedere le ultime due ho fatto le tre di notte! Insomma, ve lo dico chiaramente, sono proprio stata costretta a terminare di vedere questa serie – non mi capitava qualcosa di simile da quando ho visto Prison Break!

Potete seguire The Missing anche in italiano, visto che sta per uscire in chiaro su una qualche rete televisiva. Consiglio però la versione sottotitolata, perché ne vale veramente la pena, recuperandola sui siti resistenti di videostreaming.

Alda Teodorani

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