The Casual Vacancy, quando la serie diventa cinema

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The casual vacancy si avvale di una costruzione che per molti versi è simile ai romanzi di King, seguendo i personaggi nella loro evoluzione narrativa che determina la trama in un affresco corale.

C’è il ragazzino intelligente e attento dal punto di vista sociale ma troppo timido per non rischiare di essere schiacciato, il fratello-vittima, il padre padrone aguzzino nevrotizzato da un lavoro che non lo gratifica,l’assistente sociale, i ricchi benpensanti accecati dai loro pregiudizi, la tossica sfatta che prova a uscirne ma non ci riesce, si prostituisce per avere il denaro necessario a comprare la droga e lascia alla figlia adolescente e ribelle la cura del fratellino. Rilevante è il ruolo del personaggio la cui vicenda muove tutto l’ingranaggio narrativo: Barry, il Parish Council della cittadina di Pagford, l’uomo che fa da ago della bilancia tra i poveracci che abitano nel quartiere popolare dei “fields” e gli abitanti snob che per soldi vorrebbero trasformare il lascito di un benefattore (un edificio ora adibito ai servizi sociali) in una SPA.
Purtroppo già fin dalla prima puntata accadrà qualcosa che metterà in serio pericolo un equilibrio già precario.

Non ho mai letto nulla di J. K. Rowling, né ho visto adattamenti cinematografici dai suoi romanzi,  ma questa storia che verte sul sociale, sul politico, sulla droga e sulla prostituzione non è proprio una favoletta per bambini e porta il sotteso messaggio che la cattiveria e la malevolenza conducono inevitabilmente alla catastrofe i più poveri e i più indifesi e chi lotta contro queste forze del male  viene inevitabilmente schiacciato.
In questa serie di tre episodi prodotti dai britannici BBC One BBC Drama e dalla statunitense HBO si sente il cinema, quello vero, poiché è proprio di cinema che stiamo parlando, se per cinema intendiamo ottima regia, ottima recitazione, ottime prove del cast tecnico.
Il vero cinema oggi a mio parere si è spostato sulle serie TV, che per fortuna possiamo vedere anche senza la TV, e non è una questione di lunghezza ma di qualità nella brevità per una fruizione frammentata che poi non è detto lo sia, dal momento che molti preferiscono disporre di tutti gli episodi prima di dedicarsi alla visione.
Di questa potenza narrativa ci giungono prove da tutte le parti del mondo (non solo in lingua inglese) e grazie all’ottimo lavoro degli appassionati che ci forniscono i sottotitoli stiamo finalmente sentendo le versioni originali con le voci autentiche degli attori.

Alda Teodorani

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