Sotterranei 4: Violent Shit

Violent-Shit

Sono Alda Teodorani, dal 1990 scrivo e pubblico materiali vari, narrative e prose poetiche e intermediali, mi piace meticciare letteratura, musica, poesia, arte, compio incursioni tra i generi, principalmente noir, erotico, horror, sono stata definita dark lady del noir italiano, regina dell’horror, signora delle tenebre,… ma non tutti sanno che mi occupo di DIY, coi proventi della mia scrittura ho co-prodotto musica e narrativa o semplicemente sostenuto blog e siti punk e di video-streaming in difficoltà. Mi piace sempre scoprire, leggere, vedere o ascoltare qualcosa di nuovo, seguo con attenzione tutte le realtà nascenti, per questo ho chiesto a C INSIDE di tenere una rubrica su iniziative spesso poco visibili che alimentano e concimano il già fertile panorama della produzione indipendente, alternativa, italiana e non solo.

La passione di Luigi Pastore per il cinema nasce molto presto. Infatti ha appena 6 anni quando, mentre è a casa con la bronchite, la madre organizza la proiezione di un film su una parete. Luigi si appassiona subito, gli interessa capire il meccanismo del cinema, e questo interesse è alimentato dal fatto che, tempo dopo, trova una cinepresa a carica manuale in cantina: inizia a studiarne il funzionamento ed è talmente determinato in questa sua nuova passione che baratta i suoi giocattoli con una cinepresa professionale con tanto di sonoro e pellicola in super 8: le ricariche durano 3 minuti e ci vuole un mese per lo sviluppo ma questo non ferma Luigi che inizia a coinvolgere amici e famigliari per girare i suoi cortometraggi con pellicola Super8 e non avendo moviola fa il montaggio a mano con il super attack, imparando pure a realizzare effetti di sangue.

Il giovane regista è particolarmente affascinato dall’horror e dal surreale; non a caso il suo primo mediometraggio si chiama Pazzia. Con l’intento di girare un vero film si presenta alla Video One, laboratorio per la realizzazione e la lavorazione di filmati, trova tra i soci una persona che lo appoggia e gli consente di usare telecamere e montaggio professionali per i suoi lavori. Sarà proprio qui che verrà in contatto con la vera essenza di quella che diventerà la sua professione, lavorando come assistente al montaggio e assistente operatore. A 18 anni, Luigi lascia per la prima volta la sua città, Taranto, e segue il fratello musicista a Torino: per l’etichetta che produce i lavori del fratello realizza videoclip musicali con scenografie virtuali ma il primo interesse di Luigi resta sempre il cinema e lascia il lavoro per andare per la prima volta su un set, si tratta di La sindrome di Stendhal, diretto dal suo regista preferito, Dario Argento.

La conoscenza con Dario Argento risaliva a diversi anni prima, Pastore ne era appassionato fin da piccolo: Pastore racconta che la madre organizzava come una sorta di rituale le proiezioni dei film di Argento in casa, mangiando popcorn insieme al figlio. Naturale quindi l’interesse di Pastore per Dario Argento al punto che, ancora tredicenne, era riuscito a trovarne il numero di telefono, lo aveva chiamato a casa e gli aveva persino strappato un appuntamento per incontrarlo di persona nella sua casa di Roma dove, dopo avergli parlato a lungo, aveva convinto lo sceneggiatore di Argento, Franco Ferrini – arrivato a casa del Maestro per lavorare a una sceneggiatura – a fare da operatore per un’intervista a Dario Argento che ancora conserva.

Sul set di La sindrome di Stendhal, Luigi Pastore trova la conferma definitiva a quel che già pensava: vuole fare il regista e si concentra con grande determinazione su quello: nel 1998 riesce persino a firmare il backstage de Il fantasma dell’Opera. Sperimentazione dopo sperimentazione, Luigi fonda un suo studio di produzione video quindi, soffocato dalla mancanza di stimoli in un ambiente che non sente suo, lascia gli studi, si trasferisce a Roma e vive alcuni giorni per strada, dormendo nella sua auto, finché non trova un alloggio.

Fonda poi il suo studio di produzione video, e al cinema Detour, in occasione della premiazione del suo cortometraggio Danse macabre conosce di persona Antonio Tentori, che faceva parte della giuria. Tentori per Luigi è un autore di culto, comincia con lui la sua ricerca per poter scrivere una sceneggiatura e realizzare  un lungometraggio: lo sceneggiatore e saggista lo incoraggia a iniziare a scrivere e il giorno dopo Luigi lo chiama dicendogli che ha già qualcosa da fargli leggere: è il primo di gennaio del 1999. La collaborazione di Tentori e Pastore sfocia nella sceneggiatura del thriller Una lacrima dipinta di nero, che desta l’interesse di Dario Argento: anche se non approdano alla realizzazione del film, è proprio questo interesse che li convince a proseguire nella loro opera.

Il passo successivo che vede una concretizzazione è un docu-film su Rino Di Silvestro, una panoramica sulla sua vita e le sue opere, che spaziavano in molti campi: nel 2007 i due, in collaborazione con il regista, già malato, iniziano a lavorare alla realizzazione del docu-film Rino Di Silvestro Story, quindi si comincia a pensare a un progetto nato da un soggetto dello stesso Di Silvestro, che avrebbe voluto dirigerlo da una webcam.In seguito, dopo la scomparsa del regista, Hippocampus, con Fennert che dirige da una webcam, avrebbe richiamato e omaggiato quell’episodio. Hippocampus, prima con la sua realizzazione avvolta nel mistero, con i suoi simbolismi malati a cominciare dal titolo, che richiama il cervello, e dalla sigla che lo segue, M (come la M del mostro di Dusserdolf, dove è girata una parte del
film – il titolo completo è Hippocampus M 21th) è un progetto recente e assai impegnativo, ma è quello che apre le porte della distribuzione cinematografica alla LPLM Produktion di Luigi Pastore e Lucio Massa, come vedremo in seguito.

Di fatto, il progetto del film diretto da Di Silvestro non approda a nulla per via della scomparsa del produttore e poi di quella del regista. Tuttavia arriva l’idea che porterà Pastore e Tentori a realizzare il  film d’esordio di Luigi: si tratta di Come una crisalide, che vede il primo ciak nell’agosto 2008. Nella sceneggiatura ci sono molti richiami a drammi personali vissuti dai due “partner in crime”, oltre a omaggi ad Argento e a Fulci, registi feticcio di entrambi, e, cosa importante, Tentori per la prima volta diventa l’attore protagonista di un film, anche se non parla quasi mai e non lo si vede mai bene in volto, una decisione presa fin dalla prima stesura della sceneggiatura e precedente alla scelta di usare Tentori come attore protagonista.

Il film però non decolla, passa inosservato, non viene accettato ai festival ed è solo due anni dopo la sua realizzazione che viene proiettato al Fantafestival dove Daria Nicolodi, assistendo alla proiezione, commenta: “Questo film ci metterà un po’ ma sarà conosciuto in tutto il mondo.”

E infatti è così: dopo la distribuzione e il buon successo ottenuto in Germania, è recente la notizia che sarà distribuito con il nome Simphony in Bloody Red negli Stati Uniti. Il presidente della Troma ha dichiarato che questo è il suo film preferito.

Un altro episodio importante nella vita di Luigi risale al 2010 poiché una certa Ileana Caravati lo contatta tramite facebook: lui sa che si tratta del vero nome dell’attrice Lilli Carati, prima pensa a un fake, poi si rende conto che si tratta proprio di lei, la donna meravigliosa dal destino travagliato che lui fin da ragazzino ammirava, e proprio dalla storia di Lilli Carati nasce il progetto del film La fiaba di Dorian, una metafora della vita dell’attrice: parlandone con il produttore Lucio Massa i due decidono di girare un teaser. Siamo nel dicembre 2010 ma dopo le vacanze di Natale Lilli scopre di essere gravemente malata e il progetto si ferma. Pastore continua tuttavia a frequentare Lilli e a starle accanto fino alla morte.

Consapevoli della scarsa attenzione verso la cinematografia italiana da parte del pubblico ma anche degli addetti ai lavori, Lucio Massa e Luigi Pastore fondano la società LPLM Produktion, progettando di realizzare soltanto film per l’estero: Pastore parte per la Germania ed è qui che nasce Hippocampus M 21th, girato in una settimana.

Prosegue la collaborazione con Steve Aquilina, già distributore di Simphony in Bloody Red, che accetta didistribuire il film in Germania anche se ha molti dubbi per via delle tematiche forti, e propone a Luigi Pastore la regia di Violent Shit, ispirato all’omonima “saga” degli anni Ottanta originata dal film omonimo, realizzato da Andreas Schnaas in collaborazione, per l’appunto, con Steve Aquilina e famoso per le scene di violenza esplicita ed estrema e per il basso budget di produzione (si parla di 2000 dollari) nel quale un assassino con maschera di ferro, Karl the Butcher, si aggira nella notte con un’insaziabile sete di sangue.

Il film, nato nel periodo in cui, lo ricorderete, dilaga la violenza sugli schermi, nei fumetti e nei libri della quale sono fieramente figlia, è un culto: Luigi Pastore e Lucio Massa accettano la sfida, coinvolgono Aquilina anche a livello produttivo, trovano attori feticcio del cinema di genere italiano  come i mefistofelici Giovanni Lombardo Radice e Anthonio Zequila e li affiancano a bravi attori emergenti, tra i quali ho molto apprezzato il giovane Matteo Pastore, estimatore del genere horror fin dalla più tenera età e figlio del regista, oltre a Vincenzo Pezzopane e Leonardo Pace che forniscono un’ottima prova interpretativa.

Il film, girato in una Roma stupendamente fotografata, dalle scene di giorno, solari ma inquietanti al tempo stesso, a quelle di notte, oniriche e deliranti, si avvale di una musica incalzante – come non riconoscere un Claudio Simonetti davvero in gran forma – e dei convincenti effetti di David Bracci (mia vecchia conoscenza che lavorò sul set di un film tratto da un mio racconto, Nuova Edizione di Cristian Tafani).

La sceneggiatura è scritta da Emanuele Barbera, Lucio Massa e Luigi Pastore.

La lavorazione, che in piccola parte si è svolta ad Amburgo, ha visto tra gli interpreti anche il leggendario Shnaas, lo stesso Aquilina, camei di Luigi Pastore e Lucio Massa, oltre ai divertiti e divertenti Enzo G.Castellari, Luigi Cozzi, Antonio Tentori e di Barbara Magnolfi, ottima rappresentante della squadra di attrici presenti nel film (che in linea di massima sono solo vittime votate al sacrificio, come il gioco della vittima e del carnefice spesso richiede) ma soprattutto in fase di montaggio è stata per fortuna inserita (ringrazio chiunque abbia contribuito) la sequenza che vede il ritorno di Lilli Carati  sugli schermi, tratta dal teaser di La Fiaba di Dorian e appropriatamente montata in Violent Shit. Sono sicura che Lilli – mia amica purtroppo solo in maniera virtuale – ne sarebbe assai felice.

Insomma, ragazzi, questo Violent Shit è sporco, cattivo, sanguinario, è un ottimo rappresentante del vero film italiano a basso budget e degno discendente di quella crew di registi visionari, appassionati e anche un po’ artigiani (come amava definirsi Aristide Massaccesi) che hanno popolato i migliori anni del cinema italiano di genere, ai quali Pastore in questo film ha tributato tanti omaggi, da Fulci a Massaccesi, da Bava, con la scena della scalinata di Piazza di Spagna che richiama quella di La ragazza che sapeva troppo, a nomi inseriti dentro un quaderno usato per evocare forze oscure… di sicuro vi divertitete a riconoscere nomi e omaggi come mi sono divertita io.

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