Prigionieri dei nostri sogni

Prisoners'_Dreams

Non è il successo che ci accomuna ne il desiderio di ottenerlo, ma la delusione e il fallimento. Vale anche per chi davanti a noi si vanta dei propri meriti, delle scoperte fatte e dei riconoscimenti avuti durante la propria vita. Esperienze costruite per stupire, per sentirsi parte di un racconto. “Questa è una storia da raccontare ai nipotini” oppure ad un conoscente in un momento di sconforto, quando si mette la vita sulla bilancia e si realizza che in sostanza non è servito a nulla, ma sembra così gratificante fingere di essere qualcun’altro. Qualcuno di più forte. Una persona capace di sostenere le delusioni e di sapere abbracciare gli aspetti positivi senza dare peso a quelli negativi.

“Io non ho paura del domani”. “Io non ho paura dell’ignoto”. “Io sono una brava persona”. “Io voglio vivere”, un desiderio di vita può nascondere un desiderio di morte? Correre fino al traguardo, il più presto possibile, così da potersi rilassare, consolare e giustificare con la vecchiaia se non la fine stessa. “Quello che è stato è stato, ora tocca a voi”. Le generazioni si susseguono e i media, l’immaginario comune, la società, intanto ci indicano le qualità di una persona realizzata e i difetti di un fallito, anche se nessuno usa mai chiaramente quell’epitaffio così definitivo. Perchè nei meccanismi in cui siamo inseriri i falliti devono risultare invisibili, devono avere modo di potersi gonfiare il petto e dire di aver collaborato, altrimenti perirebbero. “Io ho fatto questo, tu cosa hai fatto?”. “Quante storie avrei da raccontarti”. “Io sono il mio lavoro”. “Ho costruito un monumento”.

Il trucco celato è che dietro le quinte o addormentati ubriachi sulle panchine o seduti nella propria stanza a fissare il muro o persi nella confusione dei titoli di coda, gli invisibili sono la maggioranza. Un gruppo di persone uguali, ma diverse, con la facoltà di comprendere che qualcosa non va; che non basta correre in tutte le direzioni cercando di tornare a casa soddisfatti dalla quotidianità. La realizzazione fine a se stessa è un premio vuoto, mentre la celebrazione…un passatempo. Siamo quelli dell’istinto di esprimerci senza pubblico (se non quello che vediamo allo specchio) con la voglia di comunicare all’esterno, non un banale concetto ma noi stessi.

Io esisto e ho una voce. Noi esistiamo ed abbiamo una voce. Il manifesto dei “falliti” se stipulato può fare la differenza, i nostri sogni non dovrebbero più essere quelli che ci farebbero credere di aver vissuto una vita piena. Un sogno può nascere e morire nell’arco di un momento, uno sguardo, una notte. E’ la nostra capacità di raccontare storie che ci rende personaggi molteplici, sempre alla ricerca di una svolta o di un finale stupefacente. Se rompessimo le radici con quei personaggi saremmo solo noi stessi nella nostra vergognosa intimità. Nudi, davanti ad una società che ci rende prigionieri dei nostri sogni…e che grande rivoluzione sarebbe a quel punto cominciare a sognare veramente.

Valerio Di Giovannantonio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...