Ugo Bellagamba su C Inside

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Oggi Alda Teodorani ha intervistato per C inside Ugo Bellagamba, uno dei migliori rappresentanti della fantascienza francese contemporanea. Oltre ai romanzi Ugo insegna Storia del diritto all’Università di Nizza e dal 2012 al 2015 è stato il direttore artistico del festival di fantascienza internazionale Les Utopiales di Nantes.

Quale ritieni sia il ruolo di uno scrittore di science-fiction oggi?
La tua prima domanda è difficile, ma direi innanzitutto che il ruolo principale è di divertire i lettori, offrir loro un altro mondo, non soltanto più interessante, ma anche più complesso della realtà, che troppo spesso ci obbliga a scelte ben troppo definite. Il ruolo dello scrittore è, mi sembra, quello di far ricordare, usando la science-fiction, che nessuna verità è universale e che la nostra realtà dipende soprattutto dallo sguardo culturale che abbiamo. Il che significa che, per me, il ruolo dell’autore è anche…
è anche un ruolo politico a tuo parere?
… Politico, certo. Ovviamente. Anzi, necessariamente. I veri personaggi dei racconti di science-fiction sono le comunità politiche di qualsiasi tipo: società del passato, del futuro, dei tempi paralleli che possiamo esplorare sebbene non siano reali. Cos’è una società? Come sceglie i suoi valori? Come li perde? Come annega nelle sue certezze? Rivoluzioni, costituzioni, leggi e miti si ritrovano spesso nelle storie di science-fiction. Capire le società dell’antichità o concepire società del futuro remoto è la stessa cosa, a parte che gli archivi di stato usati dagli studiosi non escono, come i pianeti e i regni sconosciuti, dall’immaginario dell’autore. La science-fiction ci aiuta a ricordarci che le nostre scelte politiche non sono uniche o irrevocabili, e certamente non sono tanto razionali quanto noi crediamo che siano.
Quali connessioni ci sono nella tua opera con la realtà che viviamo oggi e con quella che gli uomini vivranno in futuro?
Non so niente del futuro in se stesso. L’unica possibilità aperta dalla science-fiction è di capire le ragioni per le quali vediamo un certo tipo di futuro, o pensiamo che arriveranno cose in un modo ineluttabile. La science-fiction non è una prospettiva, né un presagio. Parla delle nostre paure e dei nostri sogni presenti. Tutto sommato parla di noi, uomini e donne di oggi, e della nostra realtà. Da questo punto è più realistica che qualsiasi romanzo cosiddetto realistico. Non credo affatto che gli uomini del futuro leggeranno la nostra science-fiction.
Come hai concepito Diario di un poliorcete pentito, che in Italia è stato pubblicato da Future Fiction?
Lasciando che il presente e i suoi stranissimi avvenimenti diventassero soggetti di un racconto. Ma usando anche le mie conoscenze in Storia del Diritto. La Rivoluzione dei Gelsomini, in Tunisia, mi ha ispirato, e poi, il contesto della Primavera Araba. Volevo capire come mai l’Occidente aveva lasciato al potere, anzi sostenuto, dei dittatori, e spiegare questa realtà in un modo immaginario ma stimolante. Avevo studiato per anni le opere del Vauban, maresciallo di Luigi XIV, re di Francia, e bastava trovare un legame forte, sebbene inatteso, tra questi due soggetti. L’idea di una confraternita di specialisti di poliorcetica politica, pagati per mantenere al potere dei ricchi autocrati, è arrivata di conseguenza.
Cosa ti ha ispirato?
La morte di Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid, purtroppo, e i miei studi.
Come mai hai scelto di incrociare la fiction con la rivoluzione dei gelsomini?
Come ho detto, l’idea è arrivata in modo naturale. La science-fiction ha il potere straordinario di creare eventi, idee, e società che sono molto diversi, lontani, per creare una nuova forma di rappresentazione del mondo politico e internazionale. Volevo rendere i miei lettori consapevoli del fatto che abbiamo una gran parte di responsabilità nel caos che cresce adesso nei paesi mediterranei quanto in quelli orientali.
C’è un significato personale e privato in questa scelta?
Bene, con questo racconto, diversamente che in altri miei racconti, come Tancrède e L’Origine des Victoires, non è proprio così.
Quali sono i tuoi progetti futuri e soprattutto intendi proseguire della sperimentazione di incrociare realtà e finzione?
Certo, più che mai, incrociare realtà e finzione è il mio modo di scrivere romanzi. Dopo il Poliorcete l’ho fatto di nuovo con L’Origine des Victoires. Il prossimo racconto, però, non sarà un’ucronia, una storia alternativa, o segreta, ma piuttosto una riflessione narrativa sul ruolo del Diritto nella ricostruzione morale, politica e giudiziaria, di una città nel prossimo futuro. Un modo per combattere la triste convinzione che tutto è già perso.
In veste di direttore artistico degli Utopiales di Nantes, puoi dirci qualcosa dello stato della SF in Francia?
Ho assunto la direzione della programmazione del festival al 2012 al 2015, con molta gioia ed ambizione: considero che lo stato della SF in Francia è piuttosto buono, e ci sono segnali che mostrano che il futuro della science-fiction francese è assicurato.
La nuova generazione di autori con un grande talento è pronta a rispondere alla sfida. Vengono quasi tutti a Nantes, si incontrano, concludono contratti con editori o loro pari europei. Il futuro mi sembra molto positivo, anche se sarà difficile dal punto di vista finanziario. E non bisogna dimenticare che il festival di Nantes ha bisogno anche degli altri avvenimenti che si svolgono durante l’anno in tutta l’Europa, per sostenere l’esistenza e la vivacità della SF.
Quale tipo di science-fiction è più apprezzato adesso dai lettori e quali sono gli autori di riferimento?
Tutti tipi e, per esempio, credo molto a una prossima rinascita della space-opera, e sotto la visione tecnicistica, troppo spesso confusa con tutta la science-fiction, vedo anche il ritorno dell’Utopia di Tommaso Moro. Oggi si può prendere come esempio la science-fiction di Iain M. Banks, di Cory Doctorow, di Alastair Reynolds, senza rinunciare a quella dei grandi Signori come Asimov, Clarke, Heinlein, o Robert Silverberg. Per quanto riguarda i più giovani, sapranno reinventare la science-fiction ancora una volta.

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