L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

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Ci accorgiamo che il cinema si sta alleando – o forse riappacificando – con le serie TV per la presenza degli attori “seriali” più amati dal pubblico nel cast dei grandi film. E grandi film non sempre è sinonimo di grosse produzioni, ma questo è un altro discorso.

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, a tal proposito, si avvale dell’interpretazione di Bryan “Breaking Bad”  Cranston, che si afferma come una delle migliori nel mio personale palazzo dei ricordi cinematografici, dove sono stipate scene di film, risate, lacrime asciugate in fretta all’accendersi delle luci in sala con un lembo della manica, ricordi di attori e personaggi, musiche. Ma in quel palazzo, e nel cast di L’ultima parola, c’è anche il comico che mi ha fatto ridere di più negli ultimi anni, pari solo a Amy Schumer, il dissacrante Louie CK, nome  che pochi conoscono in Italia e che non dimentica la lezione di Lenny Bruce, e che qui è alle prese, tanto per cambiare, coi problemi sentimentali, non fosse che la sua sorte, invece di essere tragicomica come al solito, è solo tragica. Ma tutto il cast di L’ultima parola è davvero eccezionale, e i personaggi sono talmente reali che vi aspettereste uscissero dallo schermo.

Brian Cranston per questo film si è guadagnato una bella nomination agli Oscar come migliore attore protagonista, insieme a Leo Di Caprio e Matt Damon, altri due grandi, ma io tifo per lui.

Ho letto da qualche parte che l’interpretazione di Cranston regge tutto il film ma su questo non sono d’accordo. Il film si regge su una storia reale di diffamazione e caccia alle streghe che ha portato con sé una scia di dolore, perdite di lavoro e morti per suicidio, durata fin troppo a lungo.

Nella pellicola diretta da Jay Roach (124 minuti che non si sentono) tratta dal libro Trumbo di Bruce Cook, si racconta quel che è davvero successo: sulla gente che lavora nel cinema, su quelli sospettati di essere simpatizzanti del partito Comunista o tesserati, si abbatte una terribile ondata persecutoria, viene stilata la famosa lista nera, alcuni ci lasciano le penne, altri fanno i delatori e se la cavano, come Edward G. Robinson ad esempio, altri – tra i quali per l’appunto Trumbo –  vanno sotto processo, finiscono in carcere con l’accusa di “Oltraggio al Congresso”

Quando escono hanno contro di loro stampa e pubblico: Trumbo si arrangia come può, scrive sceneggiature di film sotto falso nome, moltissime di film a basso costo, “più quantità, meno qualità”, insomma, come è successo a molti di noi, guadagnare poco lavorare tanto.

Il resto del film è storia ma magari non la conoscete e quindi non ve la racconto, ché non vi voglio spoilerare.

Insomma, Trumbo è un inno alla libertà di  pensiero, libertà che negli USA non è così diffusa, ma Hollywood sembra davvero un mondo a parte, una crew composta di gente che sta lì ad ammettere gli errori dell’America e a farci su dei film.

E poi ci sono dei frammenti godibili come le scene del protagonista a revisionare i testi nella vasca da bagno, i dettagli degli indici che battono sulla tastiera della macchina da scrivere (si scrive con due dita, diffidate degli scrittori che fanno corsi di dattilografia!), il pappagallino regalato a Trumbo da Kirk Douglas, del quale lui dice “mi aiuta a scrivere”, il tutto è impreziosito dalle dichiarazioni video di Dalton Trumbo e dalle sue foto nei titoli di coda, non fatecome sempre, da berlusconiana abitudine dei tagli ai credits, non alzatevi e non scappate ma restare religiosamente seduti a leggerveli, poiché fanno parte del film, e gustatevi lo stupendo brano di chiusura Dalton Trumbo Goes to Prison di Theodore Shapiro.

E insomma  per dirla con Trumbo, ricordiamo una cosa fondamentale:

Nessuno ha il diritto di dirti come

Scrivere

Agire

Parlare

Pregare (questa non mi riguarda per niente, N.d.A.)

Votare

Protestare

Amare

Lavorare

oppure Pensare

 

Alda Teodorani

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