Ossessioni

Big Ben in fiamme

In coda. Numero 628.

Di tre sportelli ne lavora uno, col fare quieto di tutti i cassieri di banca, un omino sbriga le lunghe, forse infinite, pratiche di un anziano. Nel frattempo accadono due cose: un telescopio capta la scia del Big Bang, ma forse ha sentito male (perchè è evidente che il telescopio ci vede, ma come ci sente?) ed ha soltanto inquadrato la House of parliament di Londra, facile sbagliarsi.

Intanto io, degno di attenzione più per le mie stranezze che per il mio rango, osservo con sguardo fisso l’allegria del cassiere, con la certezza assoluta di non potervi prenderne parte.

In una sala buia che sapeva di vaniglia, Massimo Girotti di “Ossessione” anticipava, in un modo che Garfield e Nicholson non avrebbero potuto, Marlon Brando di “Un Tram che si chiama desiderio”.

Ma desiderio di cosa?

Desiderio di uscire di qui. Naturale. Le immagini si accodano, si incorpano e si incolpano. Il cielo è mezzo vuoto o mezzoazzurro e ne ho le tasche piene, pure avendo pagato la tassa con tutto ciò che mi ero portato.

“Umore ballerino” lo chiamano, ma non ho mai capito come si possa ballare il De profundis. Si può ciondolare in giro e mezza cicca è pure troppo per giornate come questa. Questa sera andrò in sala a provare un Delay con il terrore che una forma di eco possa replicare quello che dovrebbe finire qui.

 

 

 

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