The end of the tour

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Signore e signori, benvenuti. Vi preghiamo di slacciare le cinture di sicurezza e di godervi senza filtri la fine del Tour.

Siamo spesso abituati a vedere film che iniziano con “ispirato a una storia vera” e finiscono dopo più di due ore in cui assistiamo a un mini riassunto della vita di qualche personaggio. In questo caso non è cosÏ, nel film non c’è nessun inizio nè fine, ci viene solo mostrato un segmento, un frammento di vita, un’amicizia.

Il film è la storia di un’intervista, nata da un successo inaspettato, un fenomeno letterario.
“Il più bel libro dell’anno!”. Questa definizione spingerà il giornalista di Rolling Stone e scrittore di scarso successo, David Lipsky, ad intraprendere un viaggio per intervistare David Foster Wallace autore del libro Infinte Jest.
In quasi due ore di film ci vengono mostrati cinque giorni di due persone che non si erano mai viste prima di allora, uno stralcio delle loro vite, come due strade che si incrociano per un breve tratto per non rivedersi mai più.
I due si incontrano per affrontare insieme l’ultima tappa promozionale, gli ultimi cinque giorni del Tour del libro di Wallace.

Lipsky può essere tranquillamente la proiezione di ogni essere umano “normale” che si relaziona con un genio come Wallace. Prova invidia per lui, Ë geloso anche del fatto che la sua fidanzata si è appassionata a Infinite Jest, e Lipsky non riesce a capire come Wallace possa resistere al fascino seduttivo delle conseguenze del successo, ora che si trova sul punto più alto della cresta dell’onda.

Non si ha l’impressione di assistere a un’intervista, forse perchè lo è stata solo per qualche secondo prima di trasformarsi in una sorta di esperienza metafisica in cui si condensa, a suon di dialettica, un amicizia che per forza di cose non può e non deve durare più di cinque giorni. Proprio per questo motivo, dopo i saluti imbarazzati, i due David non si vedranno mai più e l’articolo su Rolling Stone non verrà mai ultimato.

Lipsky, interpretato brillantemente da Jesse Eisenberg, deciderà di pubblicare in un libro (Although of Course You End Up Becoming Yourself*) l’intera intervista che aveva registrato su fiumi di nastri, dopo aver saputo del suicidio di Wallace.
The end of the Tour, come nei più classici road movie, fa entrare lo spettatore in intimità con i protagonisti che affrontano il viaggio, ma a differenza degli altri road movie in questo si entra in intimità con una personalità come quella di David Foster Wallace, e ciò non può che lasciare un segno nell’animo di chi guarda.

Jason Segel, interpreta David Foster Wallace con una prestazione intensa, precisa e minimalista, e fa presto dimenticare i panni di Marshall Eriksen (How I Met Your Mother) lanciandosi a capofitto nella cerchia di attori di primo piano. I produttori Hollywoodiani dovranno decisamente tenerlo in considerazione per ruoli più importanti di quelli che solitamente interpreta.

Questo film, purtroppo, non ha avuto la giusta risonanza, nè dalla distribuzione (veramente poche le sale che lo propongono) nè a livello promozionale.  Controllate bene le programmazioni nei cinema, comprate il biglietto ed entrate in sala, perchè una volta che la proiezione sarà terminata, superato un momento di sbandamento, vi sentirete semplicemente bene, e quelli che consideravate problemi o preoccupazioni troveranno la giusta collocazione.
A volte sentiamo il bisogno di essere liberi, di non dover rendere conto a nessuno, che se vogliamo metterci una bandana in testa non è per sembrare più cool ma perchè per noi è solo una “confortevole coperta psicologica”. La società crea silenziosamente delle regole, delle convenzioni a cui non riusciamo a sfuggire, i suoi fili sono fitti e sono dappertutto, forse basterebbe far finta di trovarcisi a nostro agio e non cercare di districarci, perchè a volte basta un niente per rimanerci appesi.

*Pubblicato in Italia da Minimum Fax col titolo “Come diventare se stessi”

Federico De Sivo

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