Il senso delle stagioni

Alda-Teodorani

Alda Teodorani (autoscatto)

In quegli anni di solitudine mi ero esiliata dal mondo e questo non mi pesava: pensavo a quella capacità di stare da sola, senza rimpianti e senza desideri, non certo come a un ritirarmi in me stessa, non certo come a un’involuzione ma piuttosto come a una straordinaria evoluzione.
La mattina prendevo il treno e me ne andavo verso la città: a volte la sera tornavo talmente stanca da non avere nessuna voglia se non quella di vedere un film su DVD o su internet.
Altre volte, se tornavo prima del solito, prendevo la macchina al parcheggio della stazione e mi dirigevo verso il lago.
Quelle escursioni sulla riva del lago vulcanico racchiuso tra le colline erano frequenti e grazie all’acqua e ai suoi abitanti, grazie alla vegetazione intorno, riuscivo finalmente a percepire lo scandire delle stagioni.
D’inverno, la domenica mattina, gli stormi delle gabbianelle se ne stavano appoggiati a pelo d’acqua, dondolando pigramente come anatrine da bagno.
Volavano da me tutte insieme quando portavo la busta col pane, come a un segnale convenuto.
Mi sentivo un po’ disperata in quell’impossibilità di nutrire tutti.

Le sere degli ultimi giorni di giugno, quando bastava distrarsi un attimo, distogliere gli occhi un secondo, per perdere il movimento del sole mentre affondava veloce nella sua coltre di nebbia, camminavo a piedi scalzi nell’acqua bassa, la sabbia grossolana che mi graffiava le piante dei piedi. Il cigno veniva a riva zampettando nelle sue scarpe di un paio di misure più grandi, pareva sazio, se ne andava e poi tornava a riva, quindi se ne andava ancora agitando le timoniere, iniziava a pettinarsi e rassettarsi le piume sul petto.
Uno sguardo e il sole era svanito oltre le colline. Ai miei piedi veleggiavano le piume bianche del cigno, mentre lui, poco distante, stava immobile, una zampa appoggiata dietro l’ala.
Poi arrivavano le anatre con quel loro buffo verso.
Era in quei momenti, mentre l’aria si faceva cupa, che sentivo un’urgenza, una voglia di qualcosa di differente in me. Un senso di stagione sbagliata.

Alda Teodorani

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