I RACCONTI DI EDGAR ALLAN PO(E)SSONO PARLARE

extraordinarytales

Negli omaggi cinematografici e letterari capita spesso di trovare brutte sorprese, ma non nel film dello spagnolo Raul Garcia, vincitore del Premio del Pubblico Anima (Festival dell’animazione di Bruxelles 2015). Infatti già dai primi istanti le parole di Poe sembrano traboccare dall’atmosfera che il regista è riuscito a costruire, lasciandosi ispirare dall’idea del bizzarro, della follia e della morte.

Grazie a una bussola con cinque punti cardinali – le cinque storie scelte e rielaborate da Raul Garcia – Extraordinary Tales riesce a immergere fra le onde e le increspature dei brani di Poe. In tutto il percorso narrativo c’è un richiamo costante alla carta, quest’ultima è il mezzo primario di cui dispone l’idea per concretizzarsi, medium tra il pensiero creativo, l’atto di creare e la creazione stessa. Infatti è proprio la carta ad offrire un corpo di origami alle due voci narranti, ovvero la morte e lo stesso Poe, il quale per l’occasione veste i panni del suo animale “totem”: il Corvo. Questi due protagonisti ci traghettano tra i cinque capitoli del film e sembrano non smetter mai di dialogare.

Proprio questo è il fulcro di tutta l’animazione, sicuramente l’elemento che mi attrae e mi colpisce di più, ovvero un continuo dialogo, non sulla morte ma con la Morte.
Grazie a Garcia prende vita uno degli elementi principali di Poe, cioè il momento del trapasso, protagonista costante e ossessione nella sua narrativa. Eppure la visione di Extraordinary Tales ci allontana dalle nostre tipiche paure, facendo affiorare in noi prima il dubbio e poi la certezza di come tutto ciò che di brutto e spaventoso attribuiamo alla morte possa prendere forma solo quando ancora siamo vivi.

Questo concetto mi è apparso sin dall’inizio come un leggero e sinistro sibilo all’orecchio e non mi ha più lasciato anche dopo la fine del film, rendendo ancor più vivida una certezza che davo già per acquisita. La vita è quindi il vero teatro delle angosce più tortuose, mentre la morte ci appare come un’entità benevola, divinità salvatrice dalla dolce voce di donna.

Lo stile d’animazione del film in alcuni capitoli richiama le forme e la dinamicità espressiva del fumetto, con il bianco della carta ed il nero della china che ci trascinano pian piano in un incubo claustrofobico; in altri sembra di osservare un quadro nel quale per terribile incanto le pennellate cominciano a muoversi e a dialogare.Grazie alle musiche di Sergio De la Puente, le suggestive immagini sembrano danzare come lapilli di ciocchi ardenti durante tutta l’animazione.

Le sequenze dei capitoli poi, sono impreziosite anche dalla particolare cura con la quale sono stati scelti i doppiatori, tra i quali troviamo Guillermo Del Toro, Sir Cristopher Lee (la cui voce è stata registrata poco prima della sua morte) ed il recupero della voce di Bela Lugosi. Appare perciò chiaro come il tributo allo scrittore americano diventi lo spunto per un omaggio totale al genere horror grottesco, alle sue atmosfere, ai suoi colori e ai suoi interpreti.

A parer mio troviamo solo una piccola pecca, che in alcuni tratti rischia di compromettere l’attenzione ed il coinvolgimento del pubblico. Infatti la scelta di utilizzare solo la CG talvolta rende fredda, macchinosa e poco fluida l’animazione, in quei frangenti solo i dialoghi e la bellezza delle musiche di De la Puente riescono a far passar in secondo piano la pesantezza delle immagini. Ma si tratta dell’unica nota stonata nella straordinaria sinfonia animata da Raul Garcia sulle note del maestro del brivido e del mistero E. A. Poe.

P.S. Vi consiglio di non prendere informazioni su quali racconti Il regista ha deciso di mettere in scena: lasciatevi trasportare dalla sorpresa, dai suoni e dalle ombre.

Marco Valerio Roscioni

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