Sotterranei 6: La stalla di Nando

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Sono Alda Teodorani, dal 1990 scrivo e pubblico materiali vari, narrative e prose poetiche e intermediali, mi piace meticciare letteratura, musica, poesia, arte, compio incursioni tra i generi, principalmente noir, erotico, horror, sono stata definita dark lady del noir italiano, regina dell’horror, signora delle tenebre,… ma non tutti sanno che mi occupo di DIY, coi proventi della mia scrittura ho co-prodotto musica e narrativa o semplicemente sostenuto blog e siti punk e di video-streaming in difficoltà. Mi piace sempre scoprire, leggere, vedere o ascoltare qualcosa di nuovo, seguo con attenzione tutte le realtà nascenti, per questo ho chiesto a C INSIDE di tenere una rubrica su iniziative spesso poco visibili che alimentano e concimano il già fertile panorama della produzione indipendente, alternativa, italiana e non solo.

Ero arrivata presto, insieme a persone che non conoscevo, strane alchimie in cui il mio paese è specialista.
L’adrenalina della presentazione del mio libro circolava ancora potente nel mio corpo.

Cosa è questa casa, chi sono le persone che ci abitano insieme alla mia amica Tiziana, non ve lo posso spiegare, complice la mia reticenza a fare domande personali – si dissolve solo quando capisco che di quelle domande c’è bisogno per sciogliere qualche nodo, per fare in modo che gli altri stiano meglio.

Tiziana, che vive in questa casa, ha lo sguardo sereno di chi è caduto e si è rialzato molte e molte volte. Insieme a Nando, da cui il locale prende il nome, ha ristrutturato una vecchia stalla, inizialmente il sogno era quello di fare proiezioni per gli immigrati e ri/dare a ogni etnia il suo cinema. Due schermi infatti sono assicurati al soffitto, uno migliore dell’altro. Il progetto non ha visto la luce per mancanza di validi mediatori culturali. Il lavoro di ristrutturazione è rimasto lì, immobile, finché un pittore locale, giovane narciso che tra l’altro per un periodo ha fatto il guardiano di maiali in una stalla e si è fotografato insieme a loro – ho ancora la busta con le sue foto, nudo insieme ai maiali che lui, che mi ha spedito, e ho scritto sulla busta: “Pasquale, che è impazzito del tutto”- ha chiesto a Tiziana di poter usare lo spazio per una mostra, con tanto di spuntini (non di maiale, qua dentro non si mangia carne) da offrire agli intervenuti. Ma per favore non parlate di apericena, anzi dimenticate proprio questo vocabolo terribile.

L’Iniziativa riesce benissimo Tiziana ci riflette su e quando un musicista le propone di fare concerti nella stalla lei accetta. Si tratta di un riparo invernale dove si suona/ascolta jazz. Giorgio Baroncini che ha una coltivazione biologica nel triangolo fatato Massa Lombarda-Sant’Agata Sul Santerno – Bagnara di Romagna, porta le sue mercanzie; frutta e verdure di stagione.

Ero arrivata a presto, dicevo.
Pensavo che ci fossero, o che ci sarebbero stati, solo quattro gatti alla moda romana: i concerti a cui sono abituata, il solito giro degli amici, i vicini di casa o i coinquilino, i boy-girl-friend, la figlia del portinaio e un paio di groupies, ogni volta diverse, e sempre gli stessi brani. Lì, nella casa di campagna di Tiziana, vedevo fluire lentamente il pubblico, finché qualcuno mi aveva detto “prendi il posto” e io senza pensarci avevo buttato la mia giacchetta su una poltroncina di vimini.

Poco dopo l’inizio del concerto, in una sala incredibilmente affollata, mi ero seduta, sarebbero passati circa 50 minuti e poi l’impressione di noia avrebbe cominciato a stringermi la gola, pensavo, come succede sempre. Dal mio posto, stretta in un angolo che mi dava la visuale di una colonna più che altro, ma non importava, la magia delle figure dei musicisti non sarebbe riuscita a catturarmi, invece vedevo alla mia destra, dalla soglia accanto a me, le pareti verdi della camera adiacente, a tratti oscurate dalle silhouette di momentanei affacciarsi alla porta. Quel colore quasi impossibile, da mela acerba, della quale ero convinta che, se mi concentravo, avrei potuto sentire l’odore, contrastava stranamente con le travi e i mobili in legno, con le sculture orientali disseminate qua e là, raffiguranti soprattutto Ganesha. L’effetto si espandeva grazie alla successione delle camere, verde bianco e beige, che parevano diffondere colore invece che luce, ai riflessi sui pavimenti, fino alla stanza in fondo, che si stagliava luminosa. Alla fine di tutto,  una finestra sul buio rifletteva e amplificava le luci del canale tra le stanze che ci univa.

Prima del concerto avevo giocato a lungo con uno snello gatto bianco e grigio, quasi compassato nella sua eleganza, mentre le note di quel jazz inusuale cominciavano a diffondersi nell’aria.

Il ritorno dell’inverno che cercava di intrufolarsi da fuori ghiacciava l’animo.
Per una strana associazione di idee m era tornato in mente Maranino, uno del bar di Sputafuoco uno dei veterani, e quella sua frase che mi ero appuntata – e non ho più scordato – di quando diceva: “quando lei iniziava a parlare tutti noi cominciavamo a tremare.”
Era per la scrittura, era sempre perché volevo parlare di libri e di scrittura. La scrittura che mi ha portata via di qua.
E ora, costretta a tornare poco dopo la morte di mio padre, la familiarità mi si stringeva attorno insieme alla novità di questa serata, insieme a questo modo di fare musica, per me nuovo, originato da Tiziana, che già da allora, ai tempi di Sputafuoco, emergeva prepotente come poche altre in mezzo a una serie di persone che non riuscivo a capire e che non riuscivano a capirmi, quasi io fossi racchiusa in una bolla di vetro o di qualche altro strano materiale insonorizzante.

Però, ora e qua, con quel jazz a volte freddo e altre estremamente caldo, mi sentivo bene, tutta quella casa aveva qualcosa di rilucente e nonostante l’orchestra, nonostante la gente, nonostante il lutto per la perdita di mio padre mi gravasse ancora addosso pure se facevo tutto per ignorarlo, continuavo a girarmi dalla mia sedia di vimini, a farmi incantare da quella porta aperta sulle stanze, e dall’incomprensibile gioco di luci e colori su cui si affacciava. E alla fine aveva vinto lei, la porta. Uscendo, il riflesso si era infranto, avevo scambiato qualche parola con alcuni sconosciuti e poi ero rimasta sola come sempre.

Link
http://homeconcert.org/it/cosa_e_home_concert
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tFK9Dt8i2e4
https://youtu.be/qheXKOohJvw
(Video di Maurizio Callegati)

Alda Teodorani

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