Tempo relativo

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Sono passati poco più di due anni dalle mie ultime righe su C inside, un periodo di tempo sufficiente per farmi dimenticare pure la password. Svogliatamente avevo provato ad accedere qualche mese fa ma non c’era stato nulla da fare, poi oggi, in un momento enigmatico, eccola riapparire netta nel tessuto cerebrale. Quindi perchè non scrivere qualcosa? E di cose ne sono successe, ve lo posso garantire; a chi mi chedeva tramite messaggio della band posso dire che i Dirtyfake sono parcheggiati, criogenizzati. Più freddi dei poli che ormai, lo sappiamo, tanto gelidi più non sono e che che nel dicembre scorso è uscito il nuovo videoclip che avrebbe dovuto preannunciare l’ultimo disco ad oggi inedito. Non so dirvi di preciso se e quando uscirà il lavoro ma alla fine la “nostra” musica (nel senso più ampio, non solo quella della mia band!) si è suicidata e secondo me il questo sound suona come l’occidente, giunto evidentemente al capolinea. Oggi il mondo ha un ritmo diverso, un differente “entrainment” e se siete a disagio forse è perchè questo nuovo ritmo non vi garba poi tanto e al vostro oscillatore biologico non va di marciare. Più che giusto, perchè dovrebbe andarvi di fare una cosa così vecchia in un futuro ormai arrivato? Insomma siamo quasi nel 2020, una data che supera di 19 anni il capolavoro di Kubrick, soltanto che attorno c’è una distopia poco netta: zero astronavi, pochi robot, sogni di marte, fascismi rafforzati e forzatamente riesumati, case popolari più fatiscenti, molta immondizia…insomma un futuro senza le palle di un Mad Max e senza l’ispirazione di un 2001. Un futuro zero, che è quello che ci meritiamo.

Una morte in divenire.

E lo senti bene, insinuato nei neuroni o come umidità sulla pelle, con il mondo 2 spettatore social del mondo 1 (quello reale) che si ingolfa nella plastica, che si scioglie nel calore, che vede le sue incredibili biodiversità perdere tasselli delle reciproche relazioni scatenando un domino a orologeria che corre verso l’uomo mentre questo si giustifica gridando che anche in passato, in periodi più lontani di quanto evidentemente possa immaginare (ère) tutto era già accaduto e la colpa non poteva essere sua. Oggi discolparsi è l’occupazione principale di chi ha una colpa. Che tenerezza questa cultura che è inciampata, che si è creduta una divinità e ora corre ai ripari nascondendosi…provando a leccarsi goffamente le ginocchia sbucciate, finendo per somigliare in quella posa all’animale di partenza ma con le colpe di quella che ironicamente aveva chiamato intelligenza.

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