Sotterranei 5: Lamette

Simone Lucciola

Sono Alda Teodorani, dal 1990 scrivo e pubblico materiali vari, narrative e prose poetiche e intermediali, mi piace meticciare letteratura, musica, poesia, arte, compio incursioni tra i generi, principalmente noir, erotico, horror, sono stata definita dark lady del noir italiano, regina dell’horror, signora delle tenebre,… ma non tutti sanno che mi occupo di DIY, coi proventi della mia scrittura ho co-prodotto musica e narrativa o semplicemente sostenuto blog e siti punk e di video-streaming in difficoltà. Mi piace sempre scoprire, leggere, vedere o ascoltare qualcosa di nuovo, seguo con attenzione tutte le realtà nascenti, per questo ho chiesto a C INSIDE di tenere una rubrica su iniziative spesso poco visibili che alimentano e concimano il già fertile panorama della produzione indipendente, alternativa, italiana e non solo.

Se penso al punk, penso alla ribellione, al ribaltamento. Per me non si tratta solo di un genere musicale, ma di fare le cose senza allinearmi o conformarmi, perché, semplicemente, mi piace in questo modo.

Non dovrebbe essere così straordinario ma alla fine ho scoperto che lo è. Lo è talmente tanto che il mio modo di fare scrittura si è trasformato in un vero cult per tutti coloro a cui piacciono le cose che sfondano i limiti e le convenzioni. Perché, delle varie definizioni che si possono dare ai miei scritti, se proprio lo volete, una è di sicuro  “anticonvenzionale” e quell’anti prima di ogni aggettivo fa la differenza.

Non è che nella vita reale si debbano per forza lanciare fisicamente dei mattoni verso le istituzioni o in faccia alla gente. Si possono deliziosamente e lietamente gettare quei mattoni tramite la scrittura, che sia di musica o di testi, e vi garantisco che faranno altrettanto male.

In fin dei conti, sul punk non c’è molto da dire, c ‘è piuttosto da sintonizzarsi, invece c’è tanto da dire su chi il punk lo fa, specie se – come per Simone Lucciola – diventa pane e birra giorno dopo giorno.

Il mio amico punk-rocker – come si definisce lui stesso – Simone ha il punk nel sangue e nel DNA. Non so chi ce lo abbia messo, forse lui stesso, ma di certo se avete in mente un modo normale, convenzionale, ordinato, tranquillo, o come dicevano un tempo in Romagna cagatino di fare le cose, forse non è una persona alla quale dovreste rivolgervi 😉

Musica, scrittura, fumetti e illustrazioni sono i mondi in cui si espande il cervello di Simone, come una propaggine che tende a scardinare più che avvolgere, ed è proprio scardinare il termine chiave del Simone_Lucciola_pensiero, formato fin da ragazzino, con le letture di Bonvi, Magnus, Pazienza, Scozzari, Tamburini, letture toste, di certo non quelle che comunemente si ritengono adatte a un adolescente. Così, Simone ha 14 anni quando, leggendo gli autori più dirompenti, inizia a illustrare, a disegnare e contemporaneamente a suonare in vari gruppi punk, rompe i canoni, le convenzioni e i cliché anche nel suo modo di vestire, è contro le costrizioni e ha una sola abitudine, quella di essere fermato in strada da carabinieri e poliziotti. E la prima dichiarazione di questa arte non convenzionale, della sua etica fortemente individuale nella sua accezione più anarchica, arriva nel 1997 con il primo demo dei Gioventù Bruciata, brani punk-rock in un momento nel quale – siamo a Formia – era quasi impossibile registrare e diffondere qualcosa di così fortemente inusuale.

Sono i primi esercizi di scrittura di Simone, testi con una voglia irrefrenabile di provocare, e non si tratta di una costruzione fantastica  come nella scrittura canonica ma la rappresentazione e il consolidamento di un modo di essere, di una forma dirompente dell’esistenza, scrittura autobiografica e dichiaratamente iperbolizzante, arriva la poesia, arriva la prosa ma sempre a livello personale e non inquadrato, arrivano le illustrazioni (anche di locandine e volantini, per fanzine e fogli protestatari e inconsueti) e i fumetti, sempre in territorio underground.

Poi è il momento della diffusione di Internet, che si sviluppa e cresce, la comunicazione è più facile e più semplice, arriva il libero scambio dei file, arriva la libera espressione anarchica della gente che tramite esso comunica, si comunica e scambia liberamente, si passa oltre le fanzine, che erano pesanti e difficili da fabbricare ma pure da diffondere.

E così la musica, anche quella di Simone, si diffonde via mp3, la gente scarica musiche con un gusto goloso. Siamo molto lontani dai file e dai pensieri incanalati del web post-2010 che vede l’autoproduzione azzoppata o inesistente, poiché questa forma dirompente di scambio funziona solo se poi stimola e accresce il contatto umano.

Ed è in quel momento, nel momento in cui si comunica per conoscersi e Internet facilita il  libero scambio, che nasce e prospera Lamette, webzine contenitore di recensioni musicali e letterarie, illustrazioni, fumetti, interviste, è il momento giusto anche per tornare alla carta, non più artigianalmente con forbici, carta e colla, ma in tipografia. Eccoli là, i pochi numeri di Lamette che solo i più fortunati hanno avuto modo di vedere, la rivista per “gli sporchi giovani”, oltre a interviste e recensioni o speciali, mette su carta le illustrazioni, i fumetti e i racconti di autori che spaccano, ma non perché la parola è la moda, spaccano davvero tutto: mente dei lettori, convenzioni, modi usuali di scrivere, e tra quegli autori c’ero pure io.

Poi, lo sapete, ci siamo tutti un po’ stancati, abbiamo mollato la presa, ci siamo persi sulle chat, abbiamo cominciato a isolarci, poi sono arrivati i social, ora sembra di stare in un film di fantascienza degli anni Cinquanta o nel Mondo Nuovo di Huxley, siamo tutti robotizzati. E le realtà più divampanti si sono semplicemente spente, per mancanza di ossigeno hanno smesso di respirare, soffocandosi e smorzandosi come fa la candela quando nella stanza non c’è più aria.

Una nuova concezione di Lamette è in agguato nella testa di Simone Lucciola da qualche tempo, una webzine che non propaga l’abitudine nefasta di scaricare gli mp3, che poi hai talmente tanta roba alla quale non attribuisci davvero nessun valore, te ne stai là, chiuso in casa o in ufficio o in metropolitana, robotizzato dal tuo pc o dal tuo cellulare e piano piano muori perché non ti frega più niente di quello che hai attorno. Lamette vuol ridiventare un punto di partenza, sei stato fermo un giro in prigione, ma puoi ricominciare comunicare, si fanno tour di concerti, si ricomincia a vivere e nessuno te lo vieta, non te ne sei accorto che è un gioco dove nessuno ti può davvero costringere a fare quel che non vuoi?

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